Wemogee, un'applicazione made in Italy nelle 25 migliori app del Time

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News del 13 Giugno 17 Autore: Stefano Fossati
Lanciata nei mesi scorsi, Samsung Wemogee, prima app di messaggistica basata sulle immagini e dedicata a quanti soffrono di afasia e altri disturbi legati alla comunicazione verbale, è stata inclusa (al sesto posto) nella classifica delle “25 Best Apps of the Year” del Time, che ne ha riconosciuto il valore di utilità sociale.

Wemogee, un'applicazione made in Italy nelle 25 migliori app del Time - immagine 1

Un riconoscimento prestigioso per un’app made in Italy, ideata da Samsung Electronics Italia e Leo Burnett e sviluppata con la collaborazione di Elio Clemente Agostoni, direttore del Dipartimento Neuroscienze dell’Ospedale Niguarda di Milano. Samsung Wemogee consente di tornare a comunicare alle persone colpite da afasia, una patologia molto complessa che comporta la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio. Si tratta di un disturbo acquisito che riguarda oltre 3 milioni di persone nel mondo (200mila solo in Italia): dal momento che il linguaggio è lo strumento più importante per poter comunicare, l’afasia può comportare la perdita della rete sociale e pesanti frustrazioni da un punto di vista emotivo.

Dotata di una interfaccia semplice e intuitiva, Wemogee funziona come una sorta di traduttore testo-emoji e viceversa: il vocabolario dell’app, sviluppato in collaborazione con Francesca Polini, logopedista e docente dell’Università degli Studi di Milano, comprende una library di più di 140 frasi relative ai bisogni primari e alla sfera affettiva, prevedibilmente le più utili per le comunicazioni dei pazienti afasici. Queste frasi sono state tradotte in sequenze logiche di emoji e suddivise in 6 macro categorie di riferimento (vita quotidiana, mangiare e bere, sentimenti, aiuto, attività ludico-ricreative, ricorrenze e celebrazioni): le persone afasiche possono scegliere ciò che vogliono comunicare tra una serie di opzioni visive, inviando la sequenza di emoji selezionata al destinatario non afasico, il quale riceve il messaggio in forma testuale e può rispondere utilizzando parole scritte; allo stesso modo, il paziente afasico riceverà la comunicazione in forma di emoji.

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