Uber troppo "tenera" con Trump: sui social spopola #DeleteUber

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News del 31 Gennaio 17 Autore: Stefano Fossati
Non ci sono riusciti migliaia di tassisti scesi in piazza in mezzo mondo e nemmeno le sentenze dei giudici e le normative delle più importanti città, ma sono bastate poche parole su un social network per trasformare in un attimo la startup tecnologica più famosa del mondo da “fenomeno cool” a “vergogna” da bandire dai propri smartphone. Parliamo di Uber, protagonista (suo malgrado) in queste ore della campagna #DeleteUber che invita a cancellare la propria iscrizione al servizio.

A scatenare l´ondata globale anti-Uber - fra i trending topic su Twitter, Facebook e Instagram - sono state le parole del CEO dell’azienda, Travis Kalanick, a proposito dell’ordine esecutivo con cui il presidente USA Donald Trump ha bloccato per 90 giorni l’immigrazione da sette Paesi islamici: mentre l’industria tecnologica statunitense si schierava compatta contro il provvedimento discriminatorio, Kalanick pubblicava su Facebook una nota che gran parte degli utenti ha giudicato troppo “tenera” nel criticare l’ordine di Trump. E forse non c’è da stupirsi, dal momento che il CEO di Uber fa parte di un gruppo di dirigenti d’azienda ingaggiati dal neopresidente come consiglieri.

Uber troppo "tenera" con Trump: sui social spopola #DeleteUber - immagine 1

Sul piano del marketing, tuttavia, il tentativo del manager di non apparire troppo duro nei confronti di Trump si è rivelato un boomerang per la sua società: sono sempre di più, infatti, gli utenti che aderiscono alla campagna #DeleteUber sui social, sostenuta fra l’altro da celebrities come Susan Sarandon, Lena Dunham e George Takei.

Ad approfittarne, negli Stati Uniti, è stata Lyft, principale concorrente di Uber, che ha pubblicato un duro comunicato contro la decisione del presidente USA annunciando una donazione di un milione di dollari nei prossimi quattro anni a favore dell’Aclu, l’unione americana per i diritti civili, per la difesa legale degli immigrati. Risultato: mentre cresce sui social il numero di utenti che dicono pubblicamente addio a Uber, l’app di Lyft è balzata dal 39mo al quarto posto delle più scaricate dall’App Store di Apple, scavalcando quella della rivale scivolata al 13mo posto.

Uber e il suo CEO cercano ora di limitare i danni: Kalanick ha scritto su Facebook un nuovo commento in cui definisce il blocco dell’immigrazione “ingiusto” e si impegna nella creazione di un fondo da 3 milioni di dollari per offrire supporto legale e servizi di traduzione ai driver immigrati negli USA che necessitino del permesso per lavorare sul territorio americano. Uber ha diffuso ampiamente il nuovo messaggio sui social, ma la frittata è ormai fatta: tanti sono gli utenti che, sulle stesse piattaforme, bollano come “patetico” il tentativo di rilancio d’immagine della società.

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