Tutti pazzi per Meitu, l'app per i selfie che rende tutti più belli (e manda i nostri dati in Cina)

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News del 26 Gennaio 17 Autore: Stefano Fossati
Al centro delle polemiche in questi giorni negli Stati Uniti per la presunta gestione “allegra” della privacy degli utenti, Meitu è il nuovo fenomeno mondiale in fatto di app per smartphone. Sull’onda della “febbre da selfie” cavalcata da app come Instagram e Snapchat, Meitu consente di applicare speciali filtri ai propri autoscatti con risultati spesso sorprendenti, facendo apparire il volto più giovane e attraente grazie a effetti quali “fiaba” o “angelico”. Sviluppata da una società cinese, questa app ha già superato il miliardo di installazioni sugli smartphone, sui quali si presenta accompagnata da una serie di altre app realizzate dallo stesso sviluppatore. Di pari passo con il suo successo, tuttavia, sono cresciuti – a partire dagli Stati Uniti – gli allarmi sulla tutela della privacy dei suoi utenti.

Tutti pazzi per Meitu, l'app per i selfie che rende tutti più belli (e manda i nostri dati in Cina) - immagine 1

Gli esperti di sicurezza hanno infatti accertato che Meitu, pur chiedendo regolarmente al momento dell’installazione il permesso di connettersi ai vari servizi dello smartphone, “dimentica” di avvertire del fatto che invia ai suoi server in Cina dati particolarmente sensibili come l’IMEI del dispositivo, un codice che identifica in maniera univoca l’utente associandolo agli altri dati raccolti dall’app. Ed è pressoché impossibile tracciare l’uso che viene fatto di questi dati, vista la “difficoltà” a far valere il proprio diritto alla privacy in un Paese come la Cina. "Fatemi capire bene: tutti voi avete appena scaricato una app cinese che richiede tutte queste autorizzazioni? Fatemi sapere come va a finire", ha ironizzato su Twitter il ricercatore di sicurezza informatica Greg Linares. Il problema è che l’IMEI, in mano a cybercriminali, può essere utilizzato per clonare lo smartphone a cui è associato, consentendo l’accesso a tutti i dati del suo proprietario.

Al momento non vi sono evidenze che ciò possa essere avvenuto, ma resta da capire il motivo per cui un’app che rende gli utenti più giovani e belli (nei selfie) debba comunicare ai suoi server dati tanto sensibili. I creatori di Meitu si giustificano spiegando a Wired che è vero, l’app raccoglie informazioni come l’IMEI e il MAC del dispositivo e la sua posizione GPS, ma solo per superare, ai fini della visualizzazione di messaggi pubblicitari in-app, le limitazioni imposte dalle autorità del loro Paese all’accesso alla rete internet: i dati – assicurano – non vengono ceduti a terzi e vengono utilizzati esclusivamente per migliorare l’app e i relativi servizi.

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