Stonex One, in svendita in Cina il sogno della "Apple italiana"

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News del 16 Aprile 17 Autore: Stefano Fossati
Qualcuno si ricorda di Stonex One? Meno di due anni fa era una specie di tormentone in rete, quello dell’annunciato smartphone italiano che avrebbe lanciato la sfida ai big del settore per innovazione e qualità, a un prezzo competitivo. Lanciato a settembre 2015 a 299 euro, oggi rispunta sulla piattaforma di ecommerce cinese Aliexpress (Alibaba) a poco più di 100 euro e con il marchio (pure cinese) Santin e la denominazione #Dante, quella con cui fu commercializzato l’ultimo lotto di Stonex One nell’autunno 2015.

Probabile che si tratti degli esemplari mai spediti in Italia a causa del fallimento di Amoi, che curava la produzione per conto di Stonex. Difficile raccomandarne l’acquisto, anche a questo prezzo “stracciato”, vista la parabola di questo dispositivo e dell’azienda che lo ha sviluppato. Pur fra mille discussioni, dubbi e attese, Stonex – società brianzola che in precedenza aveva gusto distribuito qualche dispositivo cinese low cost “rebrandizzato” – alimentò e cavalcò per buona parte del 2015 una formidabile campagna di marketing che si avvalse anche – anzi, soprattutto – di Francesco Facchinetti, noto dj e volto televisivo arruolato come direttore creativo: basta una breve ricerca per ritrovare sul web i video in cui, con tanto di occhialini alla Steve Jobs, annunciava le meraviglie del progetto che avrebbe riscritto le regole (“break the rules” era lo slogan che accompagnava l’iniziativa) del mercato degli smartphone. Altrettanto facile è ripescare le interviste in cui, nello stesso periodo, parlava di campagne di marketing, snocciolava cifre e annunciava di puntare a “grandi numeri” di vendita.

Stonex One, in svendita in Cina il sogno della "Apple italiana" - immagine 1

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La campagna fu decisamente polarizzante: sui social gli utenti interessati si divisero in scettici (o addirittura haters) e in sostenitori accaniti del progetto dello “smartphone italiano” (sia pure prodotto in Cina, ma del resto anche Apple realizza gli iPhone all’ombra della Grande Muraglia). Poi, con qualche mese di attesa di troppo rispetto ai piani iniziali, a settembre i primi Stonex One hanno finalmente raggiunto gli utenti che lo avevano prenotato online, unico canale di vendita previsto dall’azienda brianzola (“almeno nella fase iniziale”, precisava l’ineffabile Facchinetti). E qualche entusiasmo iniziò subito a smorzarsi, stando alle recensioni ufficiali e ai commenti degli stessi acquirenti sui social: il telefono esisteva, le specifiche erano quelle annunciate, il prezzo anche… ma a quanto pare l’ottimizzazione del software (una personalizzazione di Android 5 Lollipop battezzata “CiaoOS”, arricchita da una serie di app preinstallate) necessitava ancora di una corposa messa a punto, soprattutto sul fronte dei consumi energetici, della resa del display e delle prestazioni della fotocamera. Niente paura, assicurava il costruttore: grazie ai suggerimenti della community degli appassionati utenti dello Stonex One, gli aggiornamenti sarebbero stati numerosi e frequenti, fino a far esprimere il dispositivo in tutte le sue potenzialità.

Doverosa precisazione: non abbiamo acquistato uno Stonex One né abbiamo avuto modo di testarlo. Ci limitiamo a riassumere notizie e “sentiment” emersi dai post dei possessori di questo dispositivo sui forum (ufficiali e non) e sui social. Ed è un panorama disarmante: al di là di chi esprime con epiteti coloriti la delusione per avere speso 300 euro per uno smartphone dimostratosi lontano dalle aspettative, anche gli utenti più pazienti sembrano avere perso le speranze dopo l’estate 2016, quando venne rilasciato l’ultimo (e - a quanto sembra – per nulla risolutivo) aggiornamento del firmware. E quando risultò chiarò che il promesso aggiornamento ad Android 6 Marshmallow non sarebbe mai arrivato. Degli appassionati sostenitori dello Stonex One si è ormai persa ogni traccia da tempo, con i post più recenti che riportano più che altro problemi con la qualità dei materiali e dell’assistenza.

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Nel frattempo, Francesco Facchinetti si è sfilato elegantemente dal progetto, Vanni Casari, responsabile dello sviluppo, ha lasciato l’azienda non senza qualche polemica e il fondatore e CEO di Stonex, Davide Erba, che l’anno scorso ha ceduto alla cinese UniStrong la divisione principale della sua azienda (quella che realizza strumenti topografici di precisione), pare dedicarsi ad altri progetti, tra cui l’acquisto di quote del sito web de Il Giornale e lo sviluppo di un´app di messaggistica (CiaoIM) che si propone addirittura come alternativa a WhatsApp. Stupisce più che altro il fatto che, del triste epilogo della vicenda Stonex One, non si siano minimamente occupate quelle testate che, due anni fa, incensavano entusiasticamente Stonex come “l’Apple italiana” e calavano Facchinetti nei panni dello “Steve Jobs italiano”. Non parliamo di blog o testate online improvvisate, ma di brand altisonanti del giornalismo “autorevole” come Corriere della Sera o Repubblica. Speriamo almeno che a Cupertino non l’abbiano presa male.

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