Samsung Wemogee traduce in emoji le parole di chi non può parlare

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News del 12 Aprile 17 Autore: Stefano Fossati
Samsung Wemogee è una nuova app di messaggistica. Ma non si tratta di una “qualunque” nuova concorrente di WhatsApp, Skype o Facebook Messenger: Wemogee è infatti la prima app gratuita di instant messaging pensata per permettere alle persone colpite da afasia, o comunque affette più in generale da disturbi legati alla comunicazione verbale, di esprimere con amici e familiari idee, attività ed emozioni attraverso gli emoji.

Presentata a Milano da Samsung e dall’agenzia di pubblicità Leo Burnett Italia, attraverso un’interfaccia semplice e intuitiva questa app funziona come una sorta di traduttore testo-emoji e viceversa: il vocabolario di Wemogee, sviluppato in collaborazione con la logopedista Francesca Polini dell’Università degli Studi di Milano, comprende una library di più di 140 frasi relative ai bisogni primari così come alla sfera affettiva, quelle prevedibilmente più utili per le comunicazioni dei pazienti afasici. Queste frasi sono state tradotte in sequenze logiche di emoji e suddivise in 6 macro categorie di riferimento (vita quotidiana, mangiare e bere, sentimenti, aiuto, attività ludico-ricreative, ricorrenze e celebrazioni): gli utenti afasici sceglieranno ciò che vogliono comunicare tra una serie di opzioni visive, inviando la sequenza di emoji selezionata al proprio interlocutore non afasico, che riceverà il messaggio in forma testuale e potrà rispondere utilizzando parole scritte, che saranno a loro volta “tradotte” e visualizzate in forma di emoji dall’afasico. “I pazienti afasici – ha spiegato la dottoressa Polini - comprendono gli emoji perché rappresentano tutti gli aspetti delle emozioni. Il gesto, il disegno e tutta la mimica è perfettamente conservata in comprensione e spesso anche nella produzione. Per questo è utile che ci sia un elenco ben definito di frasi, che devono essere riferite ai bisogni più immediati in modo che il paziente sia facilitato e che il supporto sia di aiuto alla comunicazione e che non mandi il paziente in uno stato di frustrazione”.

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Samsung Wemogee – che sarà disponibile dal 28 aprile su Google Play Store per tutti i dispositivi Android (smartphone e tablet), sull’App Store per device iOS e su Galaxy Apps di Samsung - va a colmare un gap espressivo che affligge gli oltre 3 milioni di persone nel mondo (200mila solo in Italia) che soffrono di afasia, una patologia molto complessa che comporta la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio. Si tratta di un disturbo acquisito, dovuto a lesioni di alcune parti del cervello (l’area di Broca e l’area di Wernicke) deputate alla progettazione, all’ideazione e all’espressione linguistica, a seguito di traumi, emorragie o ischemie (il 30% delle persone colpite da ictus cerebrali sviluppa una forma di afasia). Influendo sul linguaggio, lo strumento più importante per la comunicazione, l’afasia può comportare la perdita della rete sociale e pesanti frustrazioni emotive. “Nel tradizionale trattamento dei disturbi del linguaggio, le immagini e i gesti hanno un ruolo fondamentale perché oltrepassano la barriera della verbalità. In questo senso, Samsung Wemogee rappresenta una vera e propria nuova metodologia di comunicazione. L’inserimento di risposte suggerite, di fronte a determinate domande, rappresenta un modello di interazione semplice, che agevola l’utilizzo da parte del paziente afasico limitando le sue possibilità di scelta e di conseguenza le possibilità di errore”, ha sottolineato Elio Clemente Agostoni, direttore del Dipartimento Neuroscienze dell’Ospedale Niguarda di Milano, che ha seguito da vicino le varie fasi di sviluppo scientifico di Samsung Wemogee.

Ma la nuova app non è solo una chat di messaging: Wemogee può infatti rappresentare anche uno strumento di training a supporto delle tradizionali metodologie di riabilitazione, grazie alla funzione display che permette di visualizzare su un unico dispositivo la frase selezionata sia in forma emoji sia in forma testuale. “Samsung Wemogee è un’app estremamente innovativa perché attraverso un’interfaccia semplice e intuitiva consente all’afasico di non sollecitare in maniera eccessiva la rete ideativa del suo cervello, offrendo al tempo stesso la possibilità di avere un’interazione quasi fluente con le persone che lo circondano”, ha commentato Giuseppe Sciarrone, consulente neurochirurgo all’ospedale Humanitas Gavazzeni di Milano, che pure ha contribuito allo sviluppo dell’app.

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