RiME, la recensione: quando videogioco e poesia s´incontrano

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Articolo del 05 Giugno 17 Autore: Matteo Tontini
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L´uscita di RiME è un enorme sollievo. Tequila Works sarà entusiasta di veder finalmente il gioco sul mercato e il pubblico sarà altrettanto contento di poter mettere le mani su questo titolo sfuggente. Sto parlando di un prodotto che ha avuto uno sviluppo piuttosto travagliato, seguito con attenzione soprattutto negli ultimi tempi, in seguito alle lacrime del direttore artistico per alcuni commenti particolarmente crudeli (e insensati) scritti sul forum NeoGAF. Ma un po´ perché vado pazzo per questi giochi dallo stile artistico pastellato, un po´ perché apprezzo le esperienze non relegate a ciò che si vive sullo schermo, che vanno oltre, ho amato RiME.

RiME, la recensione: quando videogioco e poesia s´incontrano - immagine 1
La storia, che naturalmente evito di spoilerare, comincia con un giovane risvegliatosi sulla spiaggia di una misteriosa isola mediterranea dal fascino quasi magico. Esteticamente, il protagonista è un fanciullo mingherlino, si presenta con la sua tunica bianca e una tintarella niente male. Si chiama Enu, ma non si conosce la sua storia. È l´introduzione vaga che ci si aspetterebbe e la narrativa del gioco ostinatamente supporta questo livello di ambiguità via via che si procede nell´avventura. In un certo senso ricorda Journey, o Ico, nomi grossi che il titolo di Tequila Works orgogliosamente prende a modello. O anche i cari di The Legend of Zelda: Wind Waker, Breath of the Wild o The Witness, con la sua tavolozza di colori e lo stile visivo distinguibile. La notizia positiva è che rende onore a questi singolari giochi, senza scimmiottarli come molti avrebbero pronosticato. Specialmente al titolo partorito dalla mente di Ueda, Ico, vi somiglia molto: un platform malinconico con protagonista un minuto ragazzo che si ritrova a esplorare un´ambientazione particolarmente evocativa e capace di trasportare sul posto mente e cuore del giocatore, completamente abbandonato a questa piccola gemma di inizio estate. Talvolta i controlli sono un po´ imprecisi e la telecamera fa qualche scherzo, il che potrebbe causare cadute non preventivate, ma ciò non guasta un´esperienza di gioco memorabile. Il cuore pulsante del gameplay sono i diversi puzzle che si incontrano qua e là nel mondo; si basano quasi tutti su giochi di prospettiva, ombre e attivazione contemporanea di statue. Non c´è nulla di rivoluzionario, ma gli enigmi sono ben pensati e si evolvono lentamente per rendere le cose interessanti. Il livello di difficoltà è quindi ben calibrato, con puzzle mai troppo semplici da risultare noiosi ma nemmeno eccessivamente ostici da fermare il progredire dell´utente.

RiME, la recensione: quando videogioco e poesia s´incontrano - immagine 2
L´ambientazione è ricca di segreti e c´è un´ampia varietà nei livelli, tutti intelligentemente legati dall´imponente statura della grande torre al centro dell´isola, quasi sempre in vista. L´esplorazione non è un´opzione ed è incoraggiata dai collezionabili, alcuni dei quali ben nascosti. Giocattoli di legno, emblemi, nuovi costumi e molto altro danno un buon motivo per girovagare a destra e a manca per le location e gustare quanto più possibile l´eccellente level design di Tequila Works. RiME è un gioco fantastico, con splendidi colori e un livello di dettagli sorprendente. Ha anche un completo ciclo giorno/notte, con il cielo che passa gradualmente dal bellissimo blu intenso delle giornate al crepuscolo pieno di stelle, soltanto per ricominciare ancora e ancora. Tecnicamente si comporta davvero bene, poi, con una velocità di frame stabile che si abbassa solo quando si accede a una nuova area. Le musiche sono oltremodo splendide, rafforzano gli stati d´animo che il gioco intende trasmettere e racchiudono tutta la malinconia del viaggio stesso. Ciò si traduce in un´esperienza entusiasmante, e coloro che si aspettano un´avventura à la Ico non resteranno delusi. Tuttavia, nel trarre ispirazione dal gioco di Ueda, RiME può sembrare un po´ tentennante, come se Tequila Works avesse avuto paura di buttarsi. Racchiude momenti che molti giocatori ricorderanno nel tempo (specialmente il bellissimo finale) e la varietà delle ambientazioni e dei puzzle è più che buona, ma a volte si ha la sensazione di esserci già passati. Ciò non significa che il gioco non abbia una sua personalità, ma c´è quel "non so cosa" che gli manca per fare il vero salto di qualità, forse quella raffinatezza che i giocatori di Ico o Shadow of the Colossus avranno ben presente.

RiME, la recensione: quando videogioco e poesia s´incontrano - immagine 3
Non ci sono combattimenti in RiME, e il protagonista non porta con sé una spada, né uno scudo sulla schiena - insomma non aspettatevi un´avventura simile a Zelda. Mettetevi comodi, semplicemente, e lasciatevi trasportare da un viaggio introspettivo che vi culla dolcemente come le onde del mare, senza apprensioni né sgomenti. La sensazione percepita e l´atmosfera del gioco variano spesso, comunque. A volte c´è una certa pressione che spinge il giocatore a progredire, altre aree sono un po´ dark, altre ancora ti lasciano completamente perduto, come se i progressi fatti fossero del tutto accidentali. Quando sono stati mostrati i trailer, concentrati in gran parte su cieli azzurri, grandi spiagge e fogliame incontaminato dell´isola, ci si sarebbe potuto aspettare un´atmosfera differente. Quegli scorci rappresentano soltanto la prima ora di gioco, lasciando poi spazio a tinte drammaticamente diverse nel tono. A conclusione di ogni area, si corre attraverso un enorme corridoio che finisce con un´abbagliante luce, e il desiderio di vedere cosa c´è dopo è sempre vivo. Le fasi di esplorazione sono importanti ma c´è la sensazione di essere guidati, prima da un agile Fennec, poi da un compagno. Ancora una volta c´è una crescente connessione emotiva a queste guide, ma non possono essere considerate veri e propri personaggi. Sono sempre davanti al giocatore e lo conducono, per poi aspettare pazientemente al prossimo puzzle che deve essere risolto. Il mondo di gioco si estende in tutte le direzioni e si percepisce come fosse un open-world, ma in realtà si è guidati in un percorso abbastanza lineare.

RiME, la recensione: quando videogioco e poesia s´incontrano - immagine 4
In tutto questo c´è una storia che si sviluppa e cresce, senza una singola parola pronunciata all´interno del gioco. RiME è un racconto commovente, non un comune platform spensierato. Non ci sono boss da uccidere o statistiche da incrementare, tutto ciò che il giocatore è invitato a fare è abbandonarsi a quelle musiche ispirate e a quelle immagini che dicono più di migliaia di linee di testo. Rime è qualcosa di differente, una sorta di introspezione che il giocatore può sperimentare proseguendo in quella che è comunque un´avventura a livello narrativo e visivo fuori dagli schermi. Sebbene possa essere portato a termine in una manciata d´ore (io ne ho impiegate sette), il gioco di Tequila Works è un viaggio che va a colpire i sensi, ammalia e rapisce proponendo un´atmosfera e un impianto artistico visti di rado in un videogioco. Poesia.

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