Ransomware, pagare il riscatto non garantisce il recupero dei dati

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News del 03 Novembre 16 Autore: Stefano Fossati
Pagare il riscatto chiesto dagli hacker per riavere accesso ai dati criptati da un ransomware potrebbe essere inutile: una ricerca di Kaspersky Lab dimostra infatti che a molti utenti non vengono restituiti i propri file, nonostante il pagamento di quanto richiesto dai cybercriminali. Stando al report della società di sicurezza informatica, oltre un terzo delle vittime (36%) ha scelto di pagare il riscatto per il rilascio dei propri file dopo un attacco ransomware, ma un utente su cinque non ha più ottenuto i file. Un ulteriore motivo per cui la stessa Kaspersky Lab incoraggia gli utenti a non cedere alle richieste dei ransomware ma a rivolgersi alle autorità per denunciare l’accaduto.

Ransomware, pagare il riscatto non garantisce il recupero dei dati - immagine 1

I risultati dell’indagine Kaspersky Consumer Security Risks 2016 evidenziano la portata della minaccia ransomware, che ha colpito quasi un utente su cinque (17%), con il 6% che attualmente ha i propri file in ostaggio dei cybercriminali. Le vittime di questi attacchi si trovano spesso nella situazione di dover decidere se pagare o meno il riscatto richiesto, con il rischio di alimentare il business dei criminali. In caso di attacco ransomware, quasi la metà delle vittime (47%) si ritrova con praticamente tutti i file criptati e un quarto (26%) ne registra un numero significativo, il 17% con tutti i dati persi e solo il 28% riesce a ripristinare tutti i file. Nonostante ciò, quasi un quarto (24%) degli utenti non ha ancora una conoscenza approfondita degli attacchi malware.

“Incoraggiamo tutte le vittime di ransomware, siano esse grandi aziende o singoli individui, a non pagare il riscatto richiesto dagli hacker”, ribadisce Morten Lehn, general manager Italy di Kaspersky Lab: “Pagare, infatti, significa supportare le attività dei cybercriminali e, come dimostra la nostra indagine, non c’è garanzia che questo restituisca l’accesso ai dati criptati. Il modo migliore per proteggere se stessi e i propri file dai ransomware è utilizzare una soluzione di sicurezza efficace. Inoltre, Kaspersky Lab, in collaborazione con altri vendor di sicurezza e con le forze dell’ordine, lavora costantemente per individuare i server degli hacker che archiviano le chiavi di decriptazione e per recuperarle. Dal punto di vista degli utenti, la cosa davvero importante è che i ransomware siano segnalati alle forze dell’ordine per aiutare a combattere questa minaccia”.

L’iniziativa “No More Ransomware”, lanciata dalla polizia olandese, Europol, Intel Security e Kaspersky Lab, offre diversi tool di decriptazione per aiutare le vittime a recuperare i propri dati senza pagare il riscatto. Il progetto, lanciato due mesi fa, ha già aiutato più di 2.500 persone a decriptare con successo i propri dati.
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Categoria: Sicurezza

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