La recensione di White Day: A Labyrinth Named School

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Articolo del 04 Settembre 17 Autore: Matteo Tontini
Categoria: videogames
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Per tantissimo tempo un sacco di titoli unici e terrificanti, coreani e giapponesi, sono stati relegati soltanto all´oriente, per una piccola nicchia di giocatori. Nel corso degli anni alcuni di questi si sono fatti spazio a suon di spallate nel difficile mercato occidentale, totalmente diverso da quello dell´Est e, tra questi, spunta White Day: A Labyrinth Named School. Si tratta di un gioco sviluppato da Sonnori nell´ormai lontano 2001, successivamente portato su piattaforme mobile grazie a un remake del 2015. Dopo appena due anni il gioco è sbarcato anche su PS4 e PC, e da appassionato di cinema horror orientale non potevo che essere curioso di dare un´occhiata a questa nuova versione, caratterizzata da un netto miglioramento grafico, nuove scene di intermezzo, fantasmi reimmaginati e finali inediti. Così ho spento le luci della stanza per creare la giusta atmosfera e mi sono preparato psicologicamente per qualche bello spavento. In queste pagine vi racconto com´è andata.

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