L’Irlanda contro l’Europa, al via la “storica” battaglia sulla maxi evasione di Apple

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News del 20 Dicembre 16 Autore: Stefano Fossati
L´Irlanda non chiederà ad Apple i 13 miliardi di euro in tasse non pagate, come aveva invece richiesto ad agosto la Commissione europea. Come preannunciato, il Governo di Dublino respinge l´accura di avere illegalmente aiutato l´azienda di Cupertino a rimpinguare i suoi profitti alle spalle dei contribuenti e ha presentato ricorso contro la decisione di Bruxelles.

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Da parte sua, la Commissione ribadisce la propria posizione pubblicando il testo della decisione dello scorso agosto, che fornisce ulteriori dettagli sulla maxievasione "legalizzata" dall´Irlanda: questo Paese ha dato un vantaggio selettivo ad Apple attraverso i due "tax rulings" del 1991 e del 2007, grazie ai quali la società registrava tutte le vendite in Europa in capo alla sede irlandese invece che nei Paesi dove iPhone, Mac e gli altri prodotti della mela venivano effettivamente venduti. Dopodiché questi profitti, anziché essere tassati al 12,5% come previsto dalla "corporate tax" irlandese, venivano riversati a una sorta di "sede centrale" fantasma, una società esistente solo sulla carta ed esentata dal pagamento di tasse in base alla legislazione dell’Irlanda sulle "società senza Stato", abolita solo nel 2013. Un "trucchetto" che, secondo Bruxelles, ha dato per anni al gruppo californiano un "vantaggio selettivo" dal momento che altre multinazionali, pur avendo anch´esse residenza fiscale europea in Irlanda, non ne hanno beneficiato.

La tesi è stata contestata dal ministero del Tesoro irlandese, secondo il quale Apple non ha goduto di alcun trattamento di favore e "ha pagato l´intero importo fiscale", inoltre l´antitrust europea sarebbe andata al di là dei suoi compiti, interferendo con la sovranità nazionale. Il ricorso di Dublino avvia una battaglia legale destinata a rimanere nella storia: in discussione è infatti il più consistente recupero di aiuti di Stato mai chiesto dall´Unione europea a uno Stato membro. La casa di Cupertino, che ovviamente sostiene il ricorso attraverso i propri legali, ha già “avvertito” che la decisione di Bruxelles, se dovesse essere confermata, potrebbe avere pesanti conseguenze per gli investimenti e la forza lavoro dell’azienda nel Vecchio continente.

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