L'Internet of Things poteva nascere 50 anni fa. E oggi non avremmo pc e smartphone

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News del 16 Luglio 17 Autore: Stefano Fossati
L’Internet of Things (IoT), uno de trend tecnologici più “caldi” del momento, sarebbe potuto nascere cinquant’anni fa. Proprio così: alla fine degli anni ’60 del secolo scorso. E anche se la storia non si fa con i “se”, non è improbabile che, se ciò fosse avvenuto, probabilmente non si sarebbero mai diffusi i personal computer, gli smartphone e forse nemmeno il World Wide Web.

A raccontare lo scenario, fino a oggi ben poco conosciuto, è Ray Holt, ingegnere elettronico che nel 1969 progettò il primo microprocessore della storia, l´MP944, dedicato al controllo dei sensori e all´analisi dei dati di volo sui caccia F14 dell’aviazione militare degli Stati Uniti. Il progetto, se reso di pubblico dominio, avrebbe potuto anticipare di parecchi anni lo sviluppo della microelettronica: peccato che, data la sua origine, l’MP944 venne coperto per trent´anni (fino al 1998) dal segreto militare.

L'Internet of Things poteva nascere 50 anni fa. E oggi non avremmo pc e smartphone - immagine 1

Quel microprocessore consentì la trasformazione digitale del controllo di volo, che passò dal comando meccanico a un controllo digitale con una elaborazione dati in tempo reale ben più avanzata. In pratica faceva quasi cinquant’anni fa quello che oggi chiamiamo Internet delle cose: interrogava i sensori, ne elaborava i dati in hardware dando in tempo reale risposte, ovviamente seguendo le normative militari. Va ricordato peraltro che, quando il progetto venne avviato, internet esisteva già proprio in ambito militare.

Holt, che a luglio sarà a Roma per una serie di incontri in occasione della presentazione della sua biografia "The Accidental Engineer", scritta insieme al giornalista Leo Sorge, racconta oggi che "la rivoluzione digitale dell´Internet delle cose a stato solido sarebbe venuta prima, rispetto alla rivoluzione dell´home e personal computer, eclissandone la necessità e lo sviluppo che ne è seguito. Tutto il settore avrebbe seguito questo percorso e oggi tutto il lavoro di elaborazione dati verrebbe fatto su terminali o workstation tenute in ufficio o in luoghi simili a coworking. Non ci sarebbero nemmeno gli smartphone, che sono l´evoluzione miniaturizzata del concetto di personal computer. Avremmo controlli domestici e sanitari molto superiori agli attuali, robot, droni e automobili intelligenti farebbero parte della quotidianità ed esisterebbe una struttura diffusa sul territorio per la fabbricazione locale di oggetti singoli. Probabilmente non avremmo internet per tutti, nemmeno il web".

Insomma, il microchip progettato dal team di Holt, se non fosse rimasto “confinato” in ambito militare, avrebbe permesso lo sviluppo dell’Internet delle cose già negli anni ’70, facendo venir meno la necessità dei pc e degli smartphone nei decenni successivi.

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