Italiani incoscienti dei rischi nonostante WannaCry

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News del 29 Maggio 17 Autore: Stefano Fossati
Nonostante il recente cyberattacco su scala mondiale WannaCry e l’eco mediatica che questo ha suscitato, fra gli italiani rimane una notevole “incoscienza” in fatto di sicurezza informatica. Lo conferma uno studio di Competence, reputation agency di Milano, che ha analizzato le conversazioni online relative proprio a #wannacry. La ricerca ha “passato al setaccio” oltre 25mila articoli, post e commenti pubblicati in rete per analizzare la percezione degli italiani sui temi legati alla cybersecurity e all’attacco informatico, per capire chi sono gli influencer e quali sono le tematiche di maggior interesse associate all’argomento.

“Le conseguenze legate a un attacco informatico non riguardano solo gli aspetti strettamente correlati al furto dei dati e alla richiesta di riscatto dei ransomware - spiega Lorenzo Brufani, amministratore delegato di Competence -. Anche la reputazione delle aziende è messa a rischio da qusto tipo di eventi ed è fondamentale gestire tempestivamente la situazione. Dall’analisi di web intelligence che abbiamo svolto risulta preoccupante il livello di ‘incoscienza’ delle persone che navigano in rete. La nostra ricerca rivela infatti che la richiesta di cybersecurity in Italia è inferiore di circa il 20% rispetto alla media mondiale registrata da Google Trends”.

Italiani incoscienti dei rischi nonostante WannaCry - immagine 1

Twitter è risultato essere il canale principale attraverso il quale gli italiani si sono confrontati sul ransomware che ha colpito il mondo il 12 maggio scorso, con ben 19.700 Tweet dedicati all’argomento solo in Italia; tuttavia, per quanto riguarda il livello di engagement, è YouTube a farla da padrone: con oltre 100mila visualizzazioni e poco meno di mille commenti, il video dedicato all’argomento pubblicato sul canale YouTube Breaking Italy si è rivelato essere il contributo italiano con il maggior livello di engagement su WannaCry.

“In termini di numero di conversazioni è vero che Twitter si è rivelato il canale preferito – commenta Federico Venturini, Web Marketing specialist di Competence – ma la nostra indagine rivela anche che quando c’è la percezione di rischio le persone si affidano ancora ai media tradizionali che hanno un livello di trust molto elevato”.

In ogni caso, nella classifica dei Paesi con il maggior numero di mention su WannaCry l’Italia si posiziona 15ma, mentre ai primi posti si trovano Stati Uniti, Giappone e Spagna, Paesi colpiti in maniera importante dall’attacco. Per quanto riguarda il sentiment di queste conversazioni, l’Italia risulta avere una percentuale maggiore di mention negative (39%) rispetto alla media mondiale (37%), anche se a questa diffidenza superiore non corrisponde una domanda di prevenzione altrettanto forte: mentre Google Trends ha evidenziato a livello mondiale un picco di ricerche legate alla parola “cybersecurity” in seguito all’attacco WannaCry, nel nostro Paese non è emersa una correlazione simile.

“Riteniamo sia molto importante - conclude Bufalini - parlare di cybersecurity e aumentare il livello di consapevolezza a riguardo. I dati che abbiamo raccolto sembrerebbero rilevare che il 70% di chi in Rete ha parlato di WannaCry sia un esperto informatico: mancano all’appello numerosi professionisti, dagli operatori santari agli avvocati o ingegneri, verso i quali noi comunicatori abbiamo una responsabilità importante: far sì che anche queste figure abbiano informazio”ne e consapevolezza sul tema della cybersecurity.
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Categoria: Sicurezza

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