Il riconoscimento facciale del Galaxy S8? Basta un selfie per ingannarlo

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News del 04 Aprile 17 Autore: Stefano Fossati
La tecnologia di riconoscimento facciale, fra le tante novità presentate dai nuovi Samsung Galaxy S8 e Galaxy S8+, può essere “ingannata”… con una foto. Alcuni media hanno pubblicato online dei video in cui si dimostra che basta un selfie dell’utente, visualizzato sul display di un altro smartphone, per sbloccare i nuovi dispositivi top di gamma coreani su cui sia stato impostato l’accesso tramite riconoscimento facciale.

Il problema, a dirla tutta, non riguarda soltanto i nuovi Samsung Galaxy S8 ma più in generale tutti i sistemi di sblocco basati su questa tecnologia visti fino a oggi sul mercato. Non fa eccezione la stessa piattaforma Android, che supporta il riconoscimento del volto già a partire dalla versione 4.1 lanciata nel 2011: Google aveva tentato di renderlo più sicuro prevedendo la rilevazione del battito delle palpebre, ma anche questo sistema è stato facilmente aggirato utilizzando una sequenza di immagini del volto che ne comprenda una ritoccata con gli occhi chiusi.

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Va aggiunto che le prove sono state effettuate con esemplari di preserie dei nuovi smartphone Samsung, che saranno commercializzati a partire dal prossimo 28 aprile: non si può quindi escludere che in queste settimane possano essere introdotte ottimizzazioni a livello software che possano rendere questa tecnologia più sicura. Tuttavia non sfugge che lo stesso produttore, nel comunicato di lancio dei Galaxy S8 in lingua inglese, abbia sottolineato che “è importante ribadire che il riconoscimento facciale, sebbene pratico, può essere utilizzato soltanto per sbloccate il tuo Galaxy S8 e non può essere impiegato al momento per confermare l’accesso a Samsung Pay o a cartelle crittografate”, lasciando quindi intendere che il livello di sicurezza di questa tecnologia non è ancora particolarmente elevato.

Detto questo, i nuovi smartphone Samsung offrono anche altri due metodi di autenticazione decisamente più affidabili: il classico lettore di impronte digitali e il sensore dell’iride, che dai primi test appaiono veloci e precisi. E non possono essere “aggirati” con un selfie.

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