Il pattern lock non è sicuro: basta un video per violarlo

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News del 22 Marzo 17 Autore: Stefano Fossati
Che il “pattern lock” (la sequenza di sblocco personalizzata) sia il meno sicuro fra i vari sistemi di blocco disponibili sugli smartphone non è una novità; ma se ancora fosse necessaria un’ulteriore conferma, gli esperti delle Northwest University, University of Bath e Lancaster University hanno dimostrato a un convegno sulla sicurezza negli Stati Uniti come il sistema possa essere facilmente violato se qualcuno, anche da lontano, filma l’utente mentre sblocca lo schermo.

Il pattern lock non è sicuro: basta un video per violarlo - immagine 1

Si stima che circa il 40% degli utenti di telefoni e tablet Android utilizzi proprio questo metodo per proteggere i propri dispostivi da eventuali violazioni: tuttavia per bypassarla, sottolineano i ricercatori, un eventuale malintenzionato può semplicemente filmare la vittima mentre esegue la sequenza anche da lontano, così da non correre il rischio di essere notato. Una distanza di due metri e mezzo è sufficiente, ma si può arrivare anche a nove metri con una buona fotocamera: gli esperti assicurano che non è necessaria una risoluzione elevata, è sufficiente anche un video girato con cellulare. Il filmato viene poi analizzato attraverso uno specifico software di elaborazione delle immagini, in grado di ricostruire il movimento delle dita e fornire quindi una serie di sequenze di sblocco.

I ricercatori hanno sperimentato questo sistema su di un campione di 120 sequenze differenti create da diversi utenti, riuscendo a “crackarne” il 95% sfruttando i cinque tentativi concessi da Android per immettere la sequenza corretta prima di bloccare il dispositivo. Le sequenze più complesse, osservano gli esperti di sicurezza, sono anche le più facili da individuare, dal momento che forniscono al software un maggior numero movimenti e quindi di informazioni per rilevare le possibili combinazioni di sblocco.

Per evitare problemi, i ricercatori hanno proposto soluzioni come schermi colorati o che modifichino la luminosità in modo dinamico per confondere le fotocamere, ma anche il vecchio sistema di coprire con una mano il movimento delle dita, come quando si compone il pin sul bancomat. Meglio ancora, aggiungiamo noi, ricorrere ad altri sistemi di sblocco, dalla password al pin o – se presente – al lettore di impronte digitali dello smartphone.
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Categoria: Sicurezza

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