Google contro Uber: "Usa tecnologie rubate per le sue auto autonome"

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News del 13 Marzo 17 Autore: Stefano Fossati
Uber di nuovo in tribunale. Questa volta a portarvela non è un´associazione di taxisti o un´amministrazione comunale, bensì nientemeno che Google. O meglio Waymo, la divisione di Alphabet (la "holding" di Big G) che si occupa delle sviluppo di auto a guida autonoma. I legali di quest´ultima chiedono infatti alla giustizia statunitense di bloccare i progetti di Uber per i veicoli senza guidatore in quanto sarebbero basati su "segreti di design rubati".

La richiesta segue l´azione legale avviata dalla stessa Waymo nelle scorse settimane contro Anthony Levandowski, ex manager di Google, accusato di aver scaricato 14mila documenti prima di lasciare il suo incarico lo scorso anno per creare una sua società, Otto, focalizzata proprio sulle tecnologie per le veicoli (in particolare camion) "driverless". La startup è stata poi acquisita da Uber, che si avvale della sua tecnologia per le auto a guida autonoma che vengono attualmente sperimentate in alcune città americane.

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Al centro delle accuse di Google vi sono i sensori LiDAR per il rilevamento dell´ambiente circostante, che nella versione sviluppata da Otto presenterebbero "evidenti somiglianze" con quelli di Waymo. Una somiglianza emersa in maniera casuale, grazie a un fornitore comune delle due aziende: a seguito della segnalazione, Alphabet ha avviato un´indagine interna per ricostruire le mosse di Levandowski negli uffici del gruppo nel periodo immediatamente precedente alle sue dimissioni. Indagine che avrebbe appunto portato alla scoperta dello scaricamento (illegale) dei 14mila file, per un totale di 9,7 GB, riguardanti diversi dispositivi coperti da brevetto, fra i quali proprio i sensori LiDAR.

Se le accuse fossero confermate, è evidente che Uber non potrebbe continuare a utilizzare una tecnologia "rubata" a un´altra società: di qui la richiesta di Alphabet di bloccare i veicoli autonomi della società di San Francisco. Quest´ultima, altrettanto evidentemente, non avrebbe alcuna responsabilità per le azioni compiute da Levandowski prima che Otto finisse sotto il controllo di Uber, che anzi potrebbe a sua volta costituirsi parte lesa in un procedimento legale contro l´ex manager di Google.

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