Gli assistenti vocali non sfondano fra gli utenti. Siri il peggiore

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News del 30 Giugno 17 Autore: Stefano Fossati
Nonostante siano indicati come il futuro delle interfacce fra uomo e dispositivi digitali, e nonostante i grandi investimenti dei colossi tecnologici in questo settore, gli assistenti vocali faticano a conquistare la fiducia degli utenti. E la colpa è soprattutto di Siri. E’ quanto dimostra uno studio realizzato da Adobe negli Stati Uniti, dove il 37% dei quasi 400 intervistati ha definito l’interazione con gli assistenti vocali “non buona” o addirittura “terribile”: una quota notevole, sebbene bilanciata dalla medesima percentuale di utenti che ha giudicato positivamente queste tecnologie (il rimanente 26% le ha definite “okay”).

Buona parte delle insoddisfazioni sarebbe dovuta a Siri: fra miliardi di menzioni sugli assistenti vocali monitorate da Adobe sui social network, quello di Apple risulta avere il minor numero di commenti positivi, in linea con i risultati di un’altra ricerca condotta ad aprile dalla società di marketing digitale Stone Temple.

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Un dato che non stupisce: di fronte ad assistenti digitali evoluti come Google Assistant e Amazon Alexa, ma anche a Cortana di Microsoft e all’ancora immaturo ma promettente Bixby di Samsung, Siri mostra oggi tutti i suoi limiti, evidenziando l’urgenza, per Apple, di aggiornarlo con nuove tecnologie di intelligenza artificiale che lo rendano più affidabile, interattivo e contestualizzato. Soprattutto in vista del lancio di HomePod, lo smart speaker presentato dalla casa di Cupertino al recente WWDC e atteso nei negozi statunitensi a dicembre, il cui “cuore” sarà rappresentato proprio da Siri, unica interfaccia utente del dispositivo. “Non hanno ancora perso il treno, ma devono realizzare un prodotto migliore abbastanza in fretta”, commenta Tamara Gaffney, analista di Adobe Digital Insights.

Tornando allo studio, il 22% degli intervistati ha dichiarato di usare un assistente vocale tutti i giorni al posto di touchscreen o tastiera, ma la metà (il 49%) ha ammesso di non averli mai utilizzati. Numeri che dimostrano come le aziende hi-tech debbano ancora lavorare per convincere gli utenti a parlare con i propri device.

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