E ora Facebook sta progettando il riconoscimento del pensiero

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News del 18 Giugno 17 Autore: Stefano Fossati
In futuro non avremo più bisogno di una tastiera o di dettare comandi vocali per scrivere, né tantomeno di una penna: basterà il pensiero. A questo, almeno, stanno lavorando più di 60 scienziati e ingegneri di Facebook nel famoso Building 8, il laboratorio di ricerca del gruppo di Menlo Park dedicato a progetti riservati.

Il concetto di "comunicazione vocale silenziosa" è stato presentato all´F8, la conferenza degli sviluppatori di Facebook: Regina Dugan, vicepresidente del gruppo e responsabile del Building 8, ha spiegato che "nei prossimi due anni costruiremo sistemi che dimostrano la possibilità di scrivere a una velocità di 100 parole al minuto - cinque volte più rapidamente di come si può scrivere su uno smartphone - decodificando l´attività neurale dedicata al discorso".

E ora Facebook sta progettando il riconoscimento del pensiero - immagine 1

“Non stiamo parlando di decodificare tutto quello che vi passa per la testa”, ha assicurato Dugan, precisando che sarà possibile scegliere quali pensieri condividere tramite questa tecnologia e quali, invece, tenere per sé. L´obiettivo finale della società è la realizzazione di un dispositivo indossabile che possa essere prodotto su larga scala e di cui Facebook intende curare sia il software sia la parte hardware. Parlando dei possibili impieghi, il CEO Mark Zuckerberg ha notato che “anche un semplice ´click mentale´ sì/no potrebbe aiutare a sentire cose come la realtà virtuale in modo più naturale".

Il progetto è ancora nella fase iniziale e richiederà lo sviluppo di sistemi in grado di captare le onde cerebrali senza l’installazione di “invasivi” sensori all’interno del cranio. Per realizzare questo obiettivo, accanto a quella per il “riconoscimento del pensiero” Facebook sta lavorando a una tecnologia che possa riconoscere le comunicazioni emesse dal cervello umano attraverso il contatto con la pelle: "Sul nostro corpo abbiamo due metri quadrati di pelle, che è piena di sensori collegati al cervello", ha detto ancora Dugan. Del resto, ha aggiunto, è su questo principio che si basa l’alfabeto Braille.

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