Dopo l'ondata anti-Uber, il CEO lascia il gruppo dei consiglieri di Trump

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News del 03 Febbraio 17 Autore: Stefano Fossati
Dopo le accuse di essere stato troppo “morbido” su Twitter nella critica al provvedimento anti-immigrazione del presidente USA Donald Trump, il CEO di Uber Travis Kalanick ha lasciato l’”advisory group”, il gruppo di dirigenti d’azienda americani coinvolti dal neoinquilino della Casa Bianca come consulenti in ambito economico.

Nei giorni scorsi, il primo commento pubblicato dal numero uno di Uber su Twitter in merito all’ordine esecutivo di Trump, che blocca per 90 giorni l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette Paesi islamici, era apparso eccessivamente “prudente”, tanto da scatenare una campagna sui social media (#DeleteUber) che invitava a cancellare l’iscrizione al servizio di ride sharing. Successivamente Kalanick aveva postato un nuovo commento in cui definiva senza mezzi termini “ingiusto” il bando del presidente.

Dopo l'ondata anti-Uber, il CEO lascia il gruppo dei consiglieri di Trump - immagine 1

Uber è peraltro una delle numerose aziende tecnologiche che hanno espresso preoccupazione sull’impatto che la misura sull’immigrazione può avere sui suoi dipendenti: come molte altre società del settore, la compagnia ha comunicato di avere istituito un fondo legale di tre milioni di dollari per aiutare le persone colpite dal provvedimento, fra cui diversi driver della stessa Uber. Nelle ultime ore, anche Twitter ha annunciato una donazione di un milione di dollari all´American Civil Liberties Union per il sostegno ai rifugiati.

Il CEO ha comunicato la sua decisione ai dipendenti della società con un memo in cui spiega che “aderire al gruppo non significava sostenere il presidente o la sua agenda, ma sfortunatamente la cosa è stata interpretata in questo senso”. E ha aggiunto di avere “parlato brevemente in mattinata con il presidente dell’ordine esecutivo sull’immigrazione e dei problemi che comporta per la nostra comunità”. Del gruppo fa parte fra gli altri anche il CEO di Tesla Elon Musk.

“L’implicito assunto che Uber (o io) sostenesse in qualche modo l’agenda dell’Amministrazione ha creato un gap di percezione fra ciò che la gente pensa che siamo e ciò che siamo realmente”, ha concluso Kalanick. Dopo l’annuncio, a favore del CEO si è espresso l’Independent Drivers Guild, che rappresenta gli autisti di Uber a New York, nelle cui fila sono numerosissimi gli immigrati.

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