Così Facebook ha fatto vincere Trump. Nonostante Zuckerberg

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Articolo del 14 Novembre 16 Autore: Stefano Fossati
Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, durante la campagna elettorale per la Casa Bianca non ha mai nascosto le proprie simpatie per Hillary Clinton e il disagio per le posizioni di Donald Trump. Eppure molti commentatori d’oltreoceano osservano ora che, paradossalmente, proprio i social media, a partire dal colosso di Menlo Park, hanno consentito a un (per molti versi improbabile) personaggio come il tycoon di diventare presidente degli Stati Uniti.

Non che le piattaforme social abbiano in qualche modo manipolato i contenuti per dare più evidenza a quelli favorevoli al candidato repubblicano. Di notizie infondate, nei mesi scorsi, ne sono circolate a bizzeffe su entrambi gli aspiranti presidenti: da quelle che accusavano la Clinton di omicidio o Barack Obama di essere stato musulmano alla citazione di Trump che, nel 1998, avrebbe detto che un giorno si sarebbe candidato fra i Repubblicani perché sono “il più stupido gruppo di elettori nel Paese”. Ed entrambi i partiti hanno fatto ampio uso dei social, sulla scorta di quanto fece Obama, in maniera pionieristica nel 2008.

Così Facebook ha fatto vincere Trump. Nonostante Zuckerberg - immagine 1
Il fatto è che i social media hanno consentito di dare grande visibilità ad affermazioni e proclami “pittoreschi” di Trump, facendole arrivare direttamente agli elettori senza il filtro di giornalisti che potessero contestarne la realizzabilità e i possibili effetti collaterali negativi (un esempio su tutti: il muro sul confine messicano per “fermare l’immigrazione clandestina”). Al punto che qualcuno si spinge a chiedersi se il tycoon sarebbe mai arrivato alla Casa Bianca, se Facebook non fosse esistito. Il social media avrebbe infatti dato il suo contributo a polarizzare le opinioni fra i due schieramenti opposti, spingendo molti indecisi a schierarsi con il candidato che esprimeva le posizioni più “estreme”.

Del resto, Facebook è, appunto, una piattaforma tecnologica. Non è un giornale, i suoi utenti possono scrivere ed esprimere quello che vogliono con il solo limite di non uscire dai confini stabiliti dalle leggi e dalle policy del social network, senza rispondere a quei requisiti di fondatezza, attendibilità e rispondenza all’etica professionale a cui si devono attenere (almeno in teoria) i media “ufficiali”. I social sono il terreno ideale per trasformare in "verità" illazioni, sentito dire, chiacchiere da bar, perché la platea non è rappresentata dai compagni di colazione ma da milioni di utenti (fra gli 1,6 miliardi attivi su Facebook) pronti a condividere e amplificare ciò che rafforza le proprie opinioni. Anche quelle che, in mancanza di supporto da parte degli “amici social”, non avrebbe mai avuto il coraggio di sostenere.



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