Cina, le autorità mettono sotto controllo gli app store

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News del 17 Gennaio 17 Autore: Stefano Fossati
Gli app store in Cina dovranno essere registrati alla Cyberspace Administration, l’autorità statale che stabilisce le regole per l’accesso a internet. Lo ha ordinato la stessa authority, motivando la decisione con la necessità di “promuovere uno sviluppo sano e ordinato dell’internet mobile” e di bloccare la pubblicazione di “informazione illegale”. L’annuncio arriva pochi giorni dopo la richiesta ad Apple, da parte delle autorità cinesi, di rimuovere le app del New York Times dall’App Store in Cina.

In questo Paese, buona parte degli smartphone in circolazione è basata sul sistema operativo Android, tuttavia il Play Store di Google non è operativo: gli utenti, di conseguenza, per scaricare le app si rivolgono a piattaforme simili gestite da importanti gruppi tecnologici locali come Baidu (nella foto), Huawei, Xiaomi e Tencent. Tuttavia non è difficile, fra le impostazioni del dispositivo, disabilitare l’opzione di sicurezza che impedisce l’installazione di applicazioni non verificate scaricate da qualunque sito internet: una possibilità sfruttata da molti cinesi proprio per aggirare la “censura” governativa e installare app messe al bando dagli store ufficiali in quanto ritenute “dissidenti”.

Cina, le autorità mettono sotto controllo gli app store - immagine 1

Proprio questa pratica fa sì che la Cina sia il Paese con la maggiore diffusione di malware per smartphone, veicolati da app infette scaricate dagli utenti da fonti di dubbia affidabilità quali siti web e app store “alternativi” in cui i controlli di sicurezza sulle app disponibili sono scarsi o nulli: secondo la società pechinese di cybersicurezza Cheetah Mobile Security, fino al gennaio 2016 erano più di 1,4 milioni i cinesi vittime di infezioni sui loro dispositivi mobili. Secondo gli esperti, la richiesta dell’authority cinese su internet di registrare gli app store per estendere il controllo dello Stato sui contenuti pubblicati non potrà che aggravare ulteriormente la situazione, spingendo un numero sempre maggiore di utenti a cercare nei meandri del web le app “oscurate”, con tutti i rischi che ne derivano.

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