Chi rompe non paga e i bug sono tuoi....

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News del 27 Ottobre 01 Autore: Antares

Chi rompe non paga e i bug sono tuoi, parola di Microsoft

Non devono essere gli utenti ad accollarsi i problemi causati da programmi difettosi. La leadership del mercato comporta anche l'assunzione di qualche onere - soprattutto in materia di sicurezza.

L'arroganza delle aziende tecnologiche si manifesta in svariate forme: c'è l'invadente paternalismo di Ibm, che promette di gestire qualunque esigenza informatica del cliente, dall'hardware di sistema e le applicazioni all'integrazione e il supporto; c'è l'approccio in stile "taglia unica" di Oracle, che esorta i clienti ad adattare i propri processi al software e non viceversa; c'è l'ostinazione di Sap, che è più incline a incolpare gli integratori (se non addirittura i clienti), piuttosto che le sue ingombranti applicazioni Erp (Enterprise resource planning ), nei casi in cui qualcosa vada storto nel corso dell'implementazione.

Tuttavia, non esiste forma di arroganza pari a quella di Microsoft: per un produttore di software, una cosa è proporsi come soluzione unica e onnicomprensiva, o alzare le spalle quando i clienti riscontrano problemi a installare o utilizzare i prodotti. Ma vendere programmi difettosi e poi rimproverare gli utenti per non aver preso i provvedimenti del caso è tutta un'altra storia. Fondamentalmente, è questa la posizione assunta da Microsoft, ogni volta che incolpa le aziende di non aver eliminato i bug del suo software abbastanza tempestivamente da scongiurare i virus o gli attacchi dei pirati informatici.

Microsoft e i suoi difensori sostengono che la massima vigilanza sia il sovrapprezzo che i clienti devono pagare per la diffusione e la ricchezza di funzioni dei suoi prodotti. Il software Microsoft è quello più duramente colpito, dicono, perché è il più diffuso e popolare, non perché è il meno sicuro. Più funzioni vengono integrate in Internet Information Server e altri prodotti, più questi sono esposti ad attacchi.

Un tirapiedi dell'azienda ha recentemente dichiarato che la propagazione di Code Red e virus ad esso affini non è dovuta tanto alla vulnerabilità di Iis - "dal momento che tutti i software hanno dei bug" - quanto piuttosto al fatto che gli amministratori di sistema abbiano ignorato i ripetuti avvertimenti di Microsoft e altre aziende del settore.

Quel che è peggio è che le patch regolarmente distribuite da Microsoft possono causare l'insorgere di ulteriori problemi, quali instabilità dei sistemi e riduzione delle prestazioni. Tanto più che, con un numero così elevato di patch in circolazione, è praticamente impossibile tenere il passo per gli amministratori di sistema. Quindi, l'idea che, se questi ultimi non si precipitano a installare tutte le patch di Microsoft, siano in qualche modo pigri o negligenti, è semplicemente assurda.

A sua discolpa, bisogna riconoscere che Microsoft si è impegnata a fare test più accurati sul proprio software per server, prima di fornire degli update, e che ultimamente riesce a fornire la patch giusta al primo colpo. Deve comunque capire che rimediare ai suoi errori non dev'essere un lavoro a tempo pieno per i clienti. La leadership del mercato comporta sempre maggiori responsabilità per i prodotti, soprattutto in materia di sicurezza.

Articolo di Robert Preston per InternetWeek
Traduzione a cura di My Tech
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Categoria: Sicurezza

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