A Milano sbarca UberEats, un’altra app per farsi portare la cena a casa

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News del 27 Ottobre 16 Autore: Stefano Fossati
UberEats arriva anche in Italia: il servizio di consegna di pasti a domicilio di Uber è attivo a Milano, inserendosi in un mercato, quello del “food delivery”, già piuttosto affollato nel capoluogo lombardo, dove sono attivi operatori come Foodora, Just Eat, Deliveroo, myFood, Foorban. Forse sin troppi, a meno che da domani tutti i milanesi non si mettano a ordinare tutte le sere la cena a domicilio; ma proprio l’arrivo di Uber potrebbe portare a un’evoluzione del settore.

A Milano sbarca UberEats, un’altra app per farsi portare la cena a casa - immagine 1

Anche perché la stessa società si augura di portare quanto prima il suo servizio in altre città italiane. Grazie all’app per Android e iOS - separata da quella di Uber che consente di prenotare un’auto con autista per farsi trasportare in città – UberEats consente, 7 giorni su 7, di prenotare pasti da una serie di ristoranti (circa un centinaio) "in grado di soddisfare ogni genere di palato: dai puristi della cucina tradizionale italiana o di quella salutare e vegana agli amanti dello street-food", fa sapere la stessa Uber. Il pagamento avviene con carta di credito o Paypal e sull’app si può monitorare la posizione del fattorino che effettuerà la consegna muovendosi in bicicletta o in motorino.

Milano è la 44ma città mondiale in cui è attivo il servizio UberEats, che in Europa è già disponibile da qualche mese a Londra, Parigi, Amsterdam e Bruxelles. Per diventare fattorini, basta iscriversi sul sito di UberEats (oltre ovviamente ad avere una bici o uno scooter): a differenza di alcuni concorrenti, la piattaforma non impone vincoli di orari né di chilometri da percorrere e nemmeno di indossare una particolare divisa: si lavora quando si vuole e si ha del tempo a disposizione, stando a quanto assicura Uber. E non si rischia così di dare vita, di fatto, a un rapporto lavorativo organizzato che possa generare proteste da parte dei collaboratori come nel recente caso di Foodora.

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