“Nakamoto sono io“: esce allo scoperto il (presunto) inventore del bitcoin

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News del 03 Maggio 16 Autore: Stefano Fossati
“Il bitcoin l’ho inventato io”. L’imprenditore australiano Craig Wright avrebbe messo la parola fine su uno dei più grandi misteri di internet, rivelando in un’intervista di essere il personaggio nascosto dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ovvero appunto l’inventore della moneta virtuale utilizzata per le transazioni online. Nel corso dell’intervista pubblicata da Bbc, The Economist e Gq, Wright, 45enne dalle indubbie competenze informatiche, ha mostrato le chiavi di crittografia che sono state usate per il lancio del bitcoin, nel 2009.

Non abbastanza, a dire il vero, per sgomberare il campo dagli scetticismi sull’attendibilità della “rivelazione”, anche se già lo scorso dicembre Wired e Gizmodo avevano fatto il suo nome indicandolo come uno dei possibili creatori del bitcoin. Gli stessi media che hanno pubblicato l’intervista, del resto, non si sbilanciano: "La nostra conclusione – si legge sull’Economist - è che Wright potrebbe essere Mr Nakamoto ma resta la questione di fondo: non sarà mai possibile stabilire oltre ogni ragionevole dubbio chi ha realmente creato il bitcoin".

“Nakamoto sono io“: esce allo scoperto il (presunto) inventore del bitcoin - immagine 1

Il misterioso Nakamoto aveva rilasciato nel gennaio 2009 il codice sorgente della prima implementazione del white paper che definiva il protocollo bitocin, pubblicato nell´ottobre 2008; successivamente si era gradualmente defilato lasciando ad altri lo sviluppo della moneta virtuale, la cui diffusione ha conosciuto una crescita esponenziale negli anni successivi. Anche se, negli ultimi anni, la sua popolarità è stata un po’ appannata dallle notizie che hanno visto il bitcoin al centro di furti elettronici, transazioni illegali per l’acquisto di droga e armi nel cosiddetto “deep web” (in particolare sul famigerato sito Silk Road) e fallimenti di alcune società che ne gestivano la certificazione. Nonostante il valore del bitcoin (attualmente pari a circa 400 euro) sia calato rispetto al “massimo storico” di un paio di anni fa (quando toccò i 1200 dollari), il volume delle transazioni in cui viene utilizzato è tuttavia ancora in forte crescita, stando a quanto riferisce Blockchain.info.

Basato su una tecnologia di crittografia e scambiato tramite peer-to-peer, il bitcoin è frutto di un codice informatico e, a differenza delle monete “reali”, non è controllato né garantito da alcun governo o banca centrale. Attualmente si stima che in internet siano in circolazione 15,5 milioni di bitcoin e Nakamoto (che sia Wright oppure no) ne avrebbe nel suo “wallet” circa un milione, un patrimonio di 440 milioni di dollari. Le transazioni e l´emissione di nuova valuta avvengono per mezzo di un database diffuso, che si basa sui nodi della rete. I bitcoin possono essere posseduti e accumulati in “banche” e portafogli (wallet) digitali, teoricamente anonimi nel senso che non sono associati a un nome o a una persona, anche se non è in realtà impossibile risalire al loro proprietario.

Da anni la Fondazione Bitcoin lavora per la standardizzazione e la diffusione della moneta virtuale per i pagamenti elettronici: John Matonis e Gavin Andresen, rispettivamente direttore e responsabile scientifico della Fondazione, pur non avendo avuto rapporti con Wright si dicono convinti che, sulla base delle evidenze fornite, l’imprenditore australiano sia davvero il mitico Nakamoto.
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Categoria: P2P e Web

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