Noto, il nuovo font di Google per leggere ogni lingua. Anche quelle scomparse

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News del 10 Ottobre 16 Autore: Stefano Fossati
Si chiama Noto il nuovo font open source rilasciato da Google, che supporta 800 diverse lingue e 110 sistemi di scrittura. Il nome sta per “no more tofu” (mai più tofu), in riferimento a come vengono chiamati in slang dagli anglofoni quei quadratini che vengono visualizzati nei documenti o nel browser quando i relativi caratteri non vengono riconosciuti dal computer: non a caso a dare il via al progetto è stata la volontà di eliminare i “tofu” dai dispositivi basati su Android e ChromeOS, che ora utilizzano Noto per visualizzare testi, emoji e simboli musicali.

Noto, il nuovo font di Google per leggere ogni lingua. Anche quelle scomparse - immagine 1

Scopo dichiarato di Big G è supportare con questo font ogni lingua e ogni carattere nei diversi alfabeti esistenti nel mondo. Sviluppato in cinque anni di lavoro in collaborazione con la società specializzata Monotype, Noto comprende complessivamente ben 110mila diversi caratteri; per assicurare la compatibilità con Unicode, Google promette di aggiornare Noto ogni qual volta che dovessero essere introdotti nuovi caratteri codificati in questo standard. Il nuovo font è utilizzabile gratuitamente dagli sviluppatori nelle loro applicazioni nei termini della licenza Open Font.

Secondo Google, Noto dovrebbe assicurare la leggibilità dei testi fra le diverse lingue e i diversi alfabeti, oltre alla conservazione di linguaggi ormai scomparsi o quasi: fra i caratteri supportati c’è ad esempio Noto Sans Canadian Aborigenal, un alfabeto usato oggi da circa 100 milioni di persone e mai supportato finora dai browser web, oppure Noto Nastaliq Urdu, per il cui riconoscimento da parte delle piattaforme digitali lo scrittore pakistano Ali Eteraz ha condotto per anni una battaglia. Ma sono supportati anche alfabeti dimenticati nell’uso comune ma presenti in manoscritti o monumenti storici, come Noto Ogham, antico alfabeto in uso nel quarto secolo d.C.: “Se non li porti sul web, col tempo quelle pietre diventeranno sabbia e non potremo mai più recuperare quei simboli o quelle scritture”, spiega Xiangye Xiao, product manager di Noto.

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