Arriva l´avvocato-robot che lavora online e... gratis!

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News del 10 Marzo 16 Autore: Pinter
Joshua Browder, un diciannovenne inglese studente di Economia e Informatica presso la Stanford University ha ideato un software in grado di dare consulenza legale.

Per la precisione, Joshua ha ideato un “bot-avvocato”. Il bot è un programma autonomo che  fa credere all’utente di comunicare con un’altra persona umana. E quello di Joshua è in grado di occuparsi dell’iter burocratico, capire se è possibile presentare ricorso o no, se vi sono vizi di forma... ovviamente è in grado solo di essere d’aiuto per presentare correttamente richieste d’indennizzo, non può affrontare una causa di fronte a un giudice ma può fare risparmiare molti soldi.

L’avvocato virtuale opera gratuitamente e da quando è stato lanciato a fine 2015, ha già contestato con successo l’equivalente di 3 milioni di dollari di multe. Dopo essersi registrati, il sistema fa delle domande per comprendere i dettagli concernenti l’infrazione, in altre parole interrogativi del tipo: “Si trovava lei alla guida?”, “Era difficile vedere il segnale di divieto?” e altre di questo tipo, passando poi a preparare in automatico – se ci sono i presupposti – la lettera di ricorso.

Nel corso di una intervista il giovane descrive il robo-avvocato come un’estensione del suo progetto precedente DoNotPay, che ha aiutato le persone ad appellarsi contro le tariffe sleali dei biglietti per il parcheggio.

Il giovane ha infatti dichiarato: “Al momento il robot è in grado di gestire i ricorsi relativi a piccole infrazioni stradali, ai biglietti di parcheggio, l’assicurazione di protezione di pagamenti (PPI), richieste riguardanti polizze a tutela del prestito, i reclami relativi al ritardi di voli e treni. Esso è inoltre in grado di rispondere ad alcune domande relative a questioni legali relative al diritto generico (“Non posso permettermi il prezzo del biglietto, cosa devo fare?”). In ultima analisi, sto cercando di implementare il maggior numero di funzioni possibili per cercare di fronteggiare la grande lobby di avvocati che sfruttano i loro clienti.“

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Browder spiega che il sito è ancora in beta e che la versione completa sarà lanciata questa primavera.

Browder ha inoltre rivelato che una delle maggiori difficoltà tecniche era relativa al fatto che la stessa domanda può venire posta in mille modi diversi, ma ha messo ha punto una soluzione. “La svolta è arrivata quando sono riuscito a far si che il robot imparasse a confrontare le frasi comprendendone il senso, cosicché la modalità di porre la domanda da parte degli utenti non fosse più importante.“

Il bot non fa altro che automatizzare procedure standard tenendo conto della legislazione pubblicamente accessibile; non è, tra le altre cose, neanche il primo sistema automatico del genere poiché, a quanto pare, una startup denominata Acadmx ha già ideato un meccanismo simile per creare in automatico fascicoli di parte.
Una diversa azienda, Lex Machina, ha creato un software di data mining automatico in grado di elaborare dati da sentenze e prevedere cosa stabilirà un giudice in futuro.

Il programma di Browder usa un linguaggio colloquiale, pone le domande e riconosce le risposte individuando parole-chiave, pronomi e altri elementi che consentono di comprendere il problema del “cliente”. Lo sviluppatore spiega che il meccanismo di apprendimento migliora man mano che le persone sfruttano il sistema e che è già al lavoro per creare versioni utilizzabili anche negli Stati Uniti.

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