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Come usare lo smartphone al posto della carta di credito

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Articolo del 29 Febbraio 16 Autore: Stefano Fossati
Categoria: windows
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Il concetto di mobile payment non è certo nuovo: da anni si parla della possibilità di utilizzare il nostro smartphone al posto della carta di credito e anche del denaro contante. Le tecnologie ci sono da tempo, dalla connettività NFC per i pagamenti contactless, ormai presente in molti sartphone in circolazione, a innovative modalità di protezione che offrono livelli di sicurezza superiori alla tradizionale password, come i lettori di impronte digitali o il riconoscimento via selphie annunciato in questi giorni da Mastercard. Eppure fino a oggi, in Italia, non si è andati oltre a qualche iniziativa poco più che sperimentale da parte di qualche istituto bancario e di alcuni operatori tlc, essendo mancato il supporto da parte dei principali circuiti di gestione delle carte di credito (Visa e Mastercard). E anche le piattaforme lanciate con grande clamore in alcuni Paesi dai principali player del mercato mondiale degli smartphone (Samsung, Apple e Google) si sono finora tenute ben lontane dal nostro Paese. Complice, probabilmente, una certa diffidenza tutta italiana ai sistemi di pagamento alternativi al contante, che ancora fa sì che la diffusione delle carte di credito, da noi, sia ben al di sotto della media dei principali Paesi industrializzati.

Agli italiani piacciono i pagamenti mobili

Le cose stanno cambiando, sia pure ancora (troppo) lentamente: stando ai dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2015 i pagamenti digitali in Italia sono cresciuti del 5,6% raggiungendo un valore di 164 miliardi di euro, grazie soprattutto al +22% registrato dai cosiddetti “new digital payment” (21,3 miliardi), categoria che comprende tutte le forme di pagamento digitale più evolute: mobile POS, contactless payment, ecommerce, epayment e mobile payment. Oltre il 13%, per un valore di 2,8 miliardi, è stato generato dall’acquisto di beni e servizi tramite smartphone (+48% rispetto all’anno precedente), il 6% viene da mobile POS e pagamenti contactless - componente che si è quadruplicata in un anno - e il restante 87% da acquisti e pagamenti effettuati da pc e tablet.

Come usare lo smartphone al posto della carta di credito - immagine 1
Insomma, l’addio al contante non è proprio dietro l’angolo, ma il buon rapporto che lega gli italiani allo smartphone sembra rappresentare un driver importante per la crescita dei pagamenti digitali, che nel 2015, sebbene triplicati rispetto all’anno precedente, sono ancora uno su 85 e in termini di valore transato rappresentano solo un euro su 200. Non a caso, oltre alla diffusione delle carte contactless (sulla quale banche e circuiti di pagamento stanno spingendo molto e dalle quali ci si attendono transazioni per 6/8 miliardi di euro entro il 2018), ci si aspetta molto anche dal cosiddetto “mobile proximity payment”, ovvero appunto il pagamento utilizzando lo smartphone che “integra” la carta di credito, che sempre nel 2018 potrebbe generare transazioni per un valore tra i 2,6 e i 4,5 miliardi di euro.

Come pagare con lo smartphone in Italia

Un segnale forte in questa direzione lo ha mandato Vodafone, che questa settimana ha presentato il suo sistema Vodafone Pay: l’operatore è stato fra i primi a puntare sullo smartphone come strumento di pagamento grazie alla sim NFC e all’app Vodafone Wallet, che tuttavia fino a oggi poteva essere abbinata solo alla sua carta ricaricabile SmartPass o ad alcune carte di pagamento di Banca Mediolanum. Ora invece il Wallet può essere associato a qualsiasi carta Mastercard o Visa, i cui dati vengono memorizzati all’interno della sim NFC. Questo significa che basterà avvicinare il telefono (anche spento) al POS contactless (non si trova ancora in tutti i negozi ma è ormai sempre più diffuso, a partire dalle grandi catene del retail e della grande distribuzione) per effettuare il pagamento in un batter d’occhio: per le cifre inferiori ai 25 euro non ci sarà nemmeno bisogno di inserire il codice PIN. Entro l’anno il sistema dovrebbe supportare anche PayPal, come è già stato annunciato per la Spagna. Unica avvertenza: il Vodafone Wallet funziona solo sui dispositivi Android (dotati di NFC), data la cronica scarsa apertura di Apple a servizi non da lei gestiti (la connettività NFC sull’iPhone supporta solo Apple Pay).

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Il corrispondente servizio TIM, il TIM Wallet, funziona anch’esso solo su Android ed è abilitabile al momento solo con carte di pagamento di Intesa Sanpaolo, BNL, UBI Banca, Banca Mediolanum e Hello Bank, oltre alla prepagata TIM SmartPay; vista la mossa del principale concorrente, tuttavia, è lecito attendersi a breve un’estensione del servizio a tutte le carte Visa e Mastercard. Anche Poste Mobile da tempo supporta i pagamenti tramite NFC sia su Android sia su Windows Phone, ma consente solo di associare allo smartphone le carte Postepay e Postamat dello stesso gruppo.

“Snobbati” da Apple, Samsung e Google

Fin qui gli operatori telefonici. I principali circuiti di carte di credito lavorano tuttavia da tempo alla tecnologia HCE (Host Card Emulation), che affida al cloud la memorizzazione dei dati delle carte di pagamento, bypassando quindi l’operatore di rete. Una soluzione supportata da Mastercard e Visa, che in Italia è al momento disponibile solo per i possessori di CartaSi Visa (oltre che, ovviamente, di uno smartphone Android con NFC), i quali possono utilizzare la relativa app per i pagamenti contacless. L’HCE è alla base anche del sistema Google Wallet, utilizzabile tramite app sia su Android sia su iOS, oltre che via NFC grazie all’app Android Pay. Piccolo inconveniente: è attualmente disponibile solo negli Stati Uniti e non ci sono al momento previsioni su un eventuale sbarco in Italia. Come non vi sono per Apple Pay, il sistema di pagamento NFC supportato dai più recenti iPhone e iPad nonché dall’Apple Watch: dopo Usa, Canada, Regno Unito e Australia è arrivato da pochi giorni in Cina, mentre entro il 2016 è atteso in Spagna, Singapore e Hong Kong.

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E tocca aspettare anche se si possiede uno smartphone Samsung con supporto alla piattaforma Samsung Pay, lanciato un anno fa con il Galaxy S6: finora utilizzabile solo in Corea del Sud e Stati Uniti, anche questo sistema è pronto a espandersi in altri mercati. Ma ancora una volta non in quello italiano: pochi giorni fa, in concomitanza con il lancio del nuovo Galaxy S7, la casa ha annunciato che il servizio debutterà a marzo in Cina ed entro il 2016 in Regno Unito, Spagna, Australia, Cina, Singapore e Brasile. Peccato, perché grazie al supporto alla tecnologia MST il sistema Samsung è utilizzabile anche sui “vecchi” POS abilitati solo alle carte magnetiche, cosa che ne faciliterebbe la diffusione nel nostro Paese.

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Anche LG ha intenzione di lanciare una propria piattaforma (che, tanto per cambiare, si dovrebbe chiamare LG Pay), ma la presentazione, attesa inizialmente al Mobile World Congress di Barcellona, è slittata più avanti nel corso del 2016. E viste le strategie dei concorrenti, difficilmente sarà disponibile sin dall´inizio in Italia. A Barcellona c´è stato invece l´annuncio ufficiale di PayPal che, oltre alla citata partnership con Vodafone, lancerà entro l’anno la sua app per i pagamenti via NFC, ma ovviamente non dalle nostre parti (inizialmente sarà disponibile solo nei “soliti” Stati Uniti e Australia). Insomma, è pur vero che in Italia siamo ancora molto affezionati a monete e banconote, ma è anche vero che, al momento, le possibilità di usare i diffusissimi smartphone al posto della carta di credito sono ancora troppo limitate.

L’alternativa senza carta di credito

La possibilità di pagare tramite smartphone senza avere una carta di credito (e nemmeno l’NFC) in circa 2300 negozi e ristoranti (fra cui quelli della catena MyChef) la offre Satispay, servizio che funziona come una sorta di ricaricabile automatica alimentata non dalla carta di credito ma dal conto corrente bancario. Al momento di pagare si apre l’app Satispay (per iPhone, Android e Windows Phone), si inserisce il PIN, si selezionano l’opzione di pagamento e il nome del negozio, quindi si digita l’importo dovuto. Facile da usare e “trasversale”, essendo indipendente dall’operatore telefonico utilizzato e anche dalla banca. Ma per far decollare i pagamenti mobili servirà molto di più.

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