Un italiano fa tremare Apple: ´Sbloccherò l´iPhone 6 di mio figlio´

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News del 11 Aprile 16 Autore: Stefano Fossati
Dopo l’FBI, è ora un italiano a condurre una battaglia per lo sblocco di un iPhone nonostante il rifiuto di Apple. Non un’agenzia investigativa, non un tribunale ma un privato cittadino: Leonardo Fabbretti, architetto di Foligno, in provincia di Perugia. La sua storia la racconta la Cnn ed è una storia triste, che inizia lo scorso settembre con la morte di Dama, figlio adottivo 13enne, originario dell’Etiopia e malato di un tumore alle ossa. Prima di morire, Dama aveva dato al padre l’accesso al suo iPhone 6 facendogli registrare l’impronta digitale sul Touch ID del telefono. Ma, stando a quanto racconta Fabbretti, lo smartphone si era poi riavviato, cancellando la registrazione della sua impronta.

Un italiano fa tremare Apple: ´Sbloccherò l´iPhone 6 di mio figlio´ - immagine 1

Un mese dopo la morte del ragazzo, l’architetto scrive ad Apple: vorrebbe riavere accesso all’iPhone del figlio per recuperarne immagini, note, messaggi, insomma tutto quanto un padre vorrebbe conservare del figlio che non c’è più per ricordarlo, per rivivere dei piccoli flash della sua vita. Attraverso diverse conversazioni, il supporto tecnico di Apple cerca di aiutarlo tentando di recuperare i dati da iCloud, ma Dama non aveva effettuato alcun backup su iCloud. Dopodiché, nonostante la simpatia espressa a Fabbretti, il team della casa di Cupertino si dichiara impotente: non è possibile sbloccare l’iPhone senza la password di Dama. A nulla serve nemmeno la lettera che l’uomo scrive direttamente, lo scorso 21 marzo, al CEO Tim Cook, che proprio in quei giorni non perdeva occasione per mostrare la sua intransigenza verso la richiesta dell’FBI di sbloccare l’iPhone 5c di uno dei terroristi autori della strage di San Bernardino.

Dopo che la storia è stata pubblicata sui giornali, Fabbretti viene contattato da Cellebrite, che gli offre la sua assistenza, gratuitamente, per lo sblocco dell’iPhone del figlio. Cellebrite, lo ricordiamo, è una società israeliana altamente specializzata proprio nel recupero dati da dispositivi mobili, che secondo molti rumors – mai confermati dagli interessati – avrebbe consentito proprio all’FBI di accedere ai dati del telefono del terrorista di San Bernardino. E sicuramente ha consentito agli inquirenti italiani di accedere all´iPhone 5 di Alex Boettcher, l´uomo accusato di avere sfregiato con l’acido gli ex della sua amante Martina Levato. Venerdì l’architetto ha incontrato un analista di Cellebrite che si è mostrato ottimista sulla possibilità di avere accesso ai dati dell’iPhone 6: “Sono stati in grado di recuperare le directory con i contenuti del telefono, ma c’è ancora del lavoro da fare per accedere ai file”, spiega Fabbretti.

Se l’operazione dovesse effettivamente avere successo, per Apple si tratterebbe dell’ennesimo schiaffo, dal momento che sarebbe spazzato via il mito dell’inviolabilità degli iPhone di ultima generazione: quello di Dama è infatti un iPhone 6 a 64 bit con sistema operativo iOS 9, sostanzialmente identico sul piano della sicurezza all’ancor più recente iPhone 6s e, secondo Apple, ancora più sicuro rispetto all’iPhone 5s a 32 bit del terrorista Farook.

Un italiano fa tremare Apple: ´Sbloccherò l´iPhone 6 di mio figlio´ - immagine 2

Comunque vada a finire, Fabbretti si dice convito che Apple debba rivedere la sua politica sulla privacy, soprattutto quando si tratta di minori, e che i genitori non dovrebbero compare un iPhone ai loro ragazzi: “Questa situazione è davvero sgradevole, i genitori dovrebbero poter controllare il contenuto dei telefoni dei figli, in particolare se sono minorenni”, dice.

Sempre venerdì, fra l’altro, il Dipartimento di Giustizia americano ha comunicato a una corte federale di New York che ricorrerà contro la sentenza dello scorso febbraio che stabiliva che Apple non debba aiutare gli investigatori a sbloccare un iPhone 5s di uno spacciatore di droga. Vedremo se, anche in questo caso, la controversia legale sarà superata grazie al ricorso da parte dell’FBI a un “aiuto esterno” per accedere al dispositivo. La scorsa settimana, intanto, la Commissione Intelligence del Senato degli Stati Uniti ha presentato una proposta di legge che, se approvata, obbligherebbe le società ad assistere gli investigatori nell’accesso a informazioni criptate, fornendole direttamente o assicurando assistenza tecnica.

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