Un cyberattivista europeo bastona Facebook

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News del 08 Ottobre 15 Autore: Pinter
Un cyberattivista europeo bastona Facebook
In questi giorni tutte le testate internazionali riportano la notizia dell´inattesa presa di posizione della Corte di Giustizia Europea che bacchetta la Commissione UE, punge Washington sui diritti civili e riconosce a un 28enne austriaco, Max Schrems di aver messo tutti nel sacco.

La Corte di Giustizia Europea, a cui si è rivolto l´austriaco, ha infatti dichiarato illegale l´accordo Ue-Usa in base al quale 4mila società americane possono trasferire dati personali di cittadini europei nei loro server oltreatlantico. L´intesa, secondo i giudici, non tutela la privacy delle informazioni detenute da società private rispetto alle ingerenze delle agenzie Usa incaricate di proteggere la sicurezza nazionale.

La causa avviata da Schrems contro Facebook per violazione delle norme sulla privacy è legittima, anche se la Commissione UE nel 2000 ha riconosciuto che il cosiddetto regime statunitense di "approdo sicuro" garantisce un livello adeguato di protezione dei dati personali trasferiti all´estero. Com´è risaputo Facebook – e non solo – si affida a server residenti oltreoceano sebbene abbia in Irlanda la sua filiale europea.

Facebook ha sollecitato l´Unione Europea e gli Stati Uniti a trovare rapidamente una soluzione. La Commissione europea ha promesso che "nelle prossime settimane" presenterà un piano per dare attuazione alla sentenza, alla luce della quale, ha spiegato il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, continueremo a lavorare per un quadro normativo più chiaro e con salvaguardie idonee. I cittadini hanno bisogno di una salvaguardia forte e le imprese di una legislazione chiara".

Dal 2013 l´Unione europea sta negoziando con gli Stati Uniti un nuovo accordo per la gestione e lo scambio dei dati personali on-line e l´intenzione è di arrivare alla conclusione dei colloqui "il prima possibile", ha aggiunto il commissario per la Giustizia, Vera Jourova.

La Casa Bianca, esprimendo preoccupazione per le conseguenze che la sentenza può avere sull´economia americana, si è detta pronta a lavorare con la Commissione Ue per arrivare a una soluzione. La Germania ha commentato la sentenza con soddisfazione. "E´ un segnale forte per la protezione dei diritti fondamentali in Europa", ha affermato il ministro della Giustizia tedesco, Heiko Maas. "Quanti offrono prodotti e servizi nell´Ue devono aderire ai principi di protezione dei diritti, quale che sia il server del computer", ha dichiarato.

Secondo il presidente del Garante per la privacy, Antonello Soro, "la Corte di Giustizia Europea rimette al centro dell´agenda degli Stati il tema dei diritti fondamentali delle persone e la necessita´ che questi diritti, primo fra tutti i dati, vengano tutelati anche nei confronti di chi li usa al di fuori dei confini europei".
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Categoria: Sicurezza

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