Tim Cook vola a Pechino con un miliardo di dollari per risolvere i guai di Apple

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News del 16 Maggio 16 Autore: Stefano Fossati
L’iPhone non tira più? E allora Apple cerca nuovi sbocchi in altri settori. Non nella realtà virtuale, dove stanno investendo un po’ tutti - da Samsung a Facebook, da Google a Sony… - bensì nella mobilità. Il colosso di Cupertino ha infatti investito un miliardo di dollari nella cinese Didi Chuxing, ovvero la concorrente dagli occhi a mandorla di Uber. Per la società cinese si tratta del singolo investimento più consistente nella sua storia, a Apple – ha spiegato il CEO Tim Cook – la mossa consentirà di conoscere meglio il mercato cinese.

E non è probabilmente un caso che l´investimento sia stato fatto praticamene alla vigilia del viaggio di Tim Cook in Cina (dato per certo dai media, sebbene non confermato da Cupertino), dove la casa sta attraversando un momento difficile dopo la chiusura da parte delle autorità di Pechino, il mese scorso, dei servizi per l’acquisto di libri e film online. E dove le vendite di iPhone, il prodotto che vale due terzi dei ricavi del gruppo, sono calate nell´ultimo trimestre a causa da un lato della concorrenza dei dispositivi di produttori locali come Huawei o Xiaomi, decisamente più economici nonostante abbiano raggiunto livelli qualitativi "occidentali", dall´altro del rallentamento dell´economia cinese.

A ben vedere, infatti, si tratta di un investimento anomalo Per Apple, che di solito non investe in aziende più piccole ma semplicemente le acquista, ne fagocita asset e tecnologie per poi eventualmente chiuderle. Ma questa volta è diverso: Didi è molto popolare nelle grandi città cinesi e sostenendone la crescita Tim Cook tenta di mettersi in buona luce agli occhi della dirigenza politica di Pechino che, presumibilmente, il numero uno di Apple andrà a incontrare. In gioco c´è lo spazio di manovra che Apple potrà avere in quello che è attualmente il suo secondo mercato in termini di numeri dopo quello statunitense, ma che in futuro - secondo le previsioni dello stesso CEO - diventerà il primo.

Didi, fra i cui investitori figura anche il colosso dell’ecommerce Alibaba, sostiene di avere realizzato fino a oggi oltre 11 milioni di corse al giorno e di detenere una quota dell’87% nel suo Paese. Affermazione un po’ ottimistica, dal momento che Uber sostiene di avere circa il 35% del mercato cinese; nondimeno la società americana fatica a farsi strada in Cina, nonostante fra i suoi investitori vi sia il motore di ricerca cinese Baidu: lo scorso febbraio Uber ha comunicato di avere perso oltre un miliardo di dollari all’anno al di là della Grande Muraglia, dovendo investire forti somme per finanziare l’offerta di corse superscontate.

Tim Cook vola a Pechino con un miliardo di dollari per risolvere i guai di Apple - immagine 1
 
Oltre che a Uber, in realtà, Didi può essere paragonata a MyTaxi. Con una differenza fondamentale: prima del debutto dell’app di Didi Chixing, nel Paese l’unico modo – o quasi – per prendere un taxi era trovarne uno per strada, dal momento che non esistevano sistemi di chiamata telefonici come quelli a cui siamo abituati da sempre in Italia e in molti altri Paesi. Così, come è accaduto in altri settori, la Cina ha puntato sulle tecnologie per colmare e anzi superare il gap: Didi è divenuta in poco tempo popolarissima fra i cinesi, grazie alla possibilità di localizzare sullo smartphone un taxi nella propria zona, mettersi in contatto con il conducente e persino dargli consigli per raggiungere il cliente il più velocemente possibile (per comprendere il senso di questa opzione, va tenuto in considerazione il traffico caotico delle grandi città della Cina). E oggi, a Pechino come a Shanghai, il venerdì sera è quasi impossibile prendere un taxi per strada, perché quasi tutti sono impegnati a prendere prenotazioni tramite Didi.

Uber ha a sua volta investito fortemente sul mercato cinese, diventando popolare in particolare sulla clientela più abbiente; Didi, da parte sua, ha risposto lanciando un servizio “premium”, basato come Uber non sui taxi ma sulle auto NCC (Noleggio Con Conducente). E chissà, alla luce dell´ultima mossa di Tim Cook, magari in futuro potrebbe offrire anche servizi di mobilità condivisa basati sulla tanto chiacchierata Apple car...

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