Pubblicato il rapporto 2015 sulla libertà di Internet nel mondo

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News del 03 Novembre 15 Autore: Fabio
La fondazione americana Freedom House ha pubblicato il rapporto annuale relativo al 2015 sulla libertà online intitolato Freedom On The Net.
Anticipiamo che c’è ben poco per cui stare allegri e che il report completo, molto corposo e dettagliato (in inglese) è disponibile qui.

La prima notizia che siamo andati a controllare è la posizione dell’Italia nella classifica mondiale: siamo all’ottavo posto, anche se è stata definita “parzialmente libera”: sono invece 23 i casi di limitazioni all’accesso dei contenuti o violazioni dei diritti degli utenti registrati dalla fondazione.

Il rapporto evidenzia come il 2015 non sia stato affatto un anno felice per la libertà online. Registra, infatti, un aumento degli arresti e delle accuse che partono da scritti pubblicati  su internet in 32 dei 65 Paesi presi in considerazione con particolare peggioramento per i territori di Libia, Francia e Ucraina.

Pubblicato il rapporto 2015 sulla libertà di Internet nel mondo - immagine 1
Scorrendo ‘Freedom On The Net’ diventa palese come i Governi, a seguito del Datagate, abbiamo aumentato la pressione sugli operatori quali Google e Twitter per richiedere la rimozione di determinati contenuti anche in casi di semplice satira indirizzata ai leader politici. Da qui l’attenzione, è evidente, si è spostata dai singoli utenti (utilizzatori oggi più maturi e quindi più abituati ad aggirare le limitazioni) alle aziende sulle quali è più facile agire con pressioni politiche più che contrastandole tecnologicamente.

Freedom House riferisce, infatti, che in 14 Paesi sono state varate leggi che costituiscono un vero e proprio sistema di sorveglianza di massa.

Gli argomenti che vengono sorvegliati a distanza ravvicinata sono molteplici e fra questi spiccano anche le mobilitazioni per pubblica causa (come inviti alla protesta o petizioni on line sui diritti civili ad esempio) oppure la censura in 13 Paesi relativa a scritti riguardanti le minoranze etniche e religiose.

I dati, organizzati in percentuale, ci forniscono il panorama completo della situazione: sono oltre 3 bilioni gli individui che hanno la possibilità di accedere a internet. Secondo le stime di Freedom House, il 61% vivono in Paesi che censurano le critiche al governo e agli organismi militari. Il 47% vive in Paesi dove si sono registrati attacchi o uccisioni come conseguenza delle attività on line dei singoli, il 58% vive in posti dove la condivisione su blog di contenuti a carattere politico, religioso o sociale ha portato all’arresto degli autori degli articoli.

A conclusione si registra che il 38% delle persone che ha accesso al web non può utilizzare i canali social media o le app di messaggistica istantanea in quanto bloccati.

Internet libera? Sì per 18 Paesi, no per 19 e parzialmente per 28. La più libera è l’Islanda e il fanalino di coda – ma ce lo aspettavamo – è la Cina.

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Il gran finale è al termine del rapporto, una frase che riassume il senso di Freedom House e che suona così: “L’attivismo digitale è stato e rimane un motore fondamentale del cambiamento nel Mondo, particolarmente nelle Società dove mancano i diritti politici e la libertà di stampa”.
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Categoria: P2P e Web

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