Pronti a impiantarvi lo smartphone nel cervello?

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News del 14 Febbraio 16 Autore: Stefano Fossati
Fra sette-otto anni non dovremo più preoccuparci di metterci in tasca lo smartphone quando usciremo di casa, né di cercarlo affannosamente per tutta la casa quando lo sentiremo suonare. Perché lo avremo impiantato direttamente nella nostra testa. Uno scenario per molti inquietante ma non certo nuovo, dal momento che da anni molti “guru” delle tecnologie disegnano un futuro in cui chip e dispositivi elettronici saranno “embedded” non solo negli oggetti di uso comune, ma anche nel corpo umano. A esserne convinti, ora, sono anche i più influenti capitani d’industria mondiali, riuniti questa settimana a Davos, in Svizzera, per l’appuntamento annuale con il World Economic Forum.

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Stando a un sondaggio condotto fra i partecipanti al Forum, infatti, nel prossimo futuro le attuali funzionalità degli smartphone saranno gestite da un chip impiantato nel cervello umano, grazie al quale potremo comunicare, acquisire informazioni online e quant’altro. Secondo gli esperti, i primi dispositivi “embeddabili” basati su tecnologie wireless saranno disponibili sul mercato a partire dal 2023. Generando nuove e inevitabili preoccupazioni sul fronte della tutela della privacy, ma aprendo anche straordinarie opportunità soprattutto in ambito medicale: i “telefoni impiantati” saranno in grado di monitorare funzioni vitali come ad esempio il livello di glucosio nei malati di diabete, così come il battito del cuore nelle persone affette da disfunzioni cardiache, inviando allarmi non appena sarà rilevata una anomalia.

Un’altra interessante previsione dei leader industriali ed economici riguarda le auto senza conducente: stando al sondaggio, fra dieci anni un’auto su 10 vendute negli Stati Uniti sarà “driverless”, realizzando così lo scenario al quale Google, ma anche case automobilistiche come Audi, stanno lavorando da anni. Si tratterebbe di un notevole passo avanti sul fronte della sicurezza stradale, eliminando le possibilità di errore legate al fattore umano, ma anche nel miglioramento della mobilità per i disabili. Il rovescio della medaglia? I tassisti potrebbero rimanere senza lavoro, sempre che non scendano in piazza per opporsi a questa tecnologia come hanno fatto con Uber…

Stando alle attuali previsioni, l’auto senza guidatore di Google sarà disponibile dal 2020, mentre già dal 2012 il Nevada è il primo Stato americano a consentire la circolazione di veicoli a guida autonoma. La “sfera di cristallo” dei partecipanti al World Economic Forum è dunque in linea con gli attuali scenari di mercato. Come potrebbero esserlo altre aspettative contenute nel report: fra queste, la diffusione nel giro di pochi anni di occhiali connessi a Internet (anche in questo caso, Google ci sta lavorando da tempo) e il primo trapianto di fegato artificiale realizzato con la tecnica di stampa in 3D.

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