Netflix, stop all’accesso di contenuti USA tramite VPN da tutto il mondo

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News del 18 Gennaio 16 Autore: Stefano Fossati

Netflix bloccherà presto gli utenti che accedono ai suoi contenuti d’oltreoceano attraverso VPN, proxy e altre tecnologie in grado di “scavalcare” le restrizioni di accesso su base geografica.

Una pratica diffusa anche in Italia soprattutto (ma non solo) prima che il colosso mondiale dello streaming lanciasse ufficialmente, lo scorso ottobre, il suo servizio nel nostro Paese. Le limitazioni di accesso “geolocalizzato”, in base alle quali un abbonato può accedere solo alla piattaforma del Paese in cui si trova, sono naturalmente legate ai diversi diritti di diffusione dei contenuti di cui Netflix dispone nelle diverse aree geografiche: così, ad esempio, su Netflix Italia non c’è traccia della serie cult “House of Cards”, i cui diritti per il nostro Paese sono stati “blindati” da Sky.

Non c’è da stupirsi, quindi, se anche da noi non pochi appassionati di film e serie TV hanno preferito continuare a utilizzare una VPN o servizi a pagamento come Unotelly o Overplay (che per circa 7 euro al mese integrano un server DNS e una VPN facili da configurare anche per i meno “smanettoni”) per accedere al più ricco catalogo di contenuti disponibile su Netflix USA, piuttosto che utilizzare la versione localizzata del servizio.

Netflix, stop all’accesso di contenuti USA tramite VPN da tutto il mondo - immagine 1
“Nelle prossime settimane, coloro che usano proxy o ‘unblockers’ potranno accedere solo al servizio del Paese in cui si trovano”, ha scritto sul blog della società californiana David Fullagar, Vice President of content delivery architecture (vale a dire il responsabile della piattaforma di streaming) di Netflix.

C’è da dire che i termini di servizio vietano espressamente l’utilizzo di VPN e altre tecnologie che possano eludere i blocchi geografici; fino a oggi, tuttavia, i vertici di Netflix non si erano evidentemente presi la briga di far rispettare alla lettera il divieto. Ma negli ultimi mesi sono cambiate molte cose. La crescente popolarità di Netflix su scala globale si accompagna all’aumento dei malumori da parte dei titolari dei diritti sui contenuti (case di produzione come Sony, ma anche operatori televisivi che, al pari di Sky in Italia, hanno sottoscritto accordi di esclusiva per la diffusione nei rispettivi Paesi) per il mancato rispetto delle limitazioni geografiche.

Forse non è casuale che l’annuncio di Fullagar giunga pochi giorni dopo un altro annuncio da parte di Netflix, il cui CEO e fondatore Reed Hastings ha presentato al recente CES di Las Vegas l’estensione del servizio a ben 130 nuovi Paesi, che si aggiungono ai 60 in cui era già operativo.

Dunque, Netflix è ora disponibile in maniera “regolare” praticamente in tutto il mondo (Cina esclusa, almeno per ora) e bloccare l’accesso alla piattaforma americana agli utenti fuori dagli Stati Uniti servirà anche a far crescere i numeri della piattaforma all’estero: coloro che accedono a Netflix USA via VPN vengono infatti conteggiati fra gli abbonati statunitensi anche se in realtà si trovano in Italia, Afghanistan o Burkina Faso… Ovvio che, nella nuova strategia “Netflix everywhere”, per la società sia oggi più importante supportare la crescita degli utenti internazionali anche a costo di un calo degli accessi nel Paese d’origine, dove la leadership nel mercato dei contenuti in streaming è ampiamente consolidata.

In ogni caso, l’obiettivo dichiarato a lungo termine, per Netflix, resta quello di rendere disponibile lo stesso catalogo in tutto il mondo, indipendentemente dal Paese in cui si trova l’utente: lo stesso Fullagar, nel suo post, ha aggiunto che il blocco non sarebbe necessario se Netflix offrisse la medesima offerta di serie TV e film a livello planetario, ammettendo che resta ancora molto lavoro da fare per negoziare diritti “globali” con le case di produzione.

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