Microsoft vuole mettere i data center in fondo al mare

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News del 03 Febbraio 16 Autore: Stefano Fossati
Il futuro dei data center è sott’acqua? Sarebbe questo il senso dell’esperimento condotto da Microsoft negli ultimi tre mesi, con un gruppo di server dalla potenza di circa 300 pc collocato sul fondale dell’Oceano, al largo della California. Il data center sottomarino, una sorta di grande cilindro d’acciaio (ovviamente impermeabile) si è rivelato un successo, tanto che la casa di Redmond ha raddoppiato la durata dell’esperimento rispetto ai 75 giorni previsti inizialmente.

Ma perché piazzare un data center in fondo al mare? Per diverse buone ragioni, argomentano in Microsoft. A partire dal contenimento dei consumi energetici: nelle attuali strutture a terra vengono impiegati imponenti impianti di raffreddamento per contrastare il calore generato dalle distese di computer ospitati al loro interno, garantendone il funzionamento e l’affidabilità. Le basse temperature del fondale marino contribuirebbero notevolmente a tenere sotto controllo le temperature, senza contare che le correnti oceaniche potrebbero essere sfruttare per produrre energia a basso costo per soddisfare i bisogni energetici dell’intero data center.

Microsoft vuole mettere i data center in fondo al mare - immagine 1

Nei giorni scorsi il primo data center sottomarino è stato riportato in superficie per analizzarne lo stato dopo tre mesi di immersione; Microsoft ha comunque in programma un secondo e più esteso test con una struttura più grande, in grado di ospitare una potenza di calcolo quattro volte maggiore. A differenza del predecessore, sarà dotato di turbine in grado di trasformare le correnti marine in energia elettrica.

Sebbene i risultati del primo esperimento siano promettenti, è impossibile prevedere se e quando dei data center sottomarini potranno essere impiegati in “regolare servizio” in luogo di quelli terrestri. Sono ancora in fase di valutazione, ad esempio, gli eventuali effetti negativi che il calore e il rumore generati dai data center potrebbero arrecare all’ambiente marino. Microsoft, in ogni caso, intende proseguire sulla sua strada, sia pure attraverso una serie di step cauti e graduali.

Del resto, dato l’aumento esponenziale di servizi cloud atteso nei prossimi anni, gli analisti si attendono che il numero di data center nel mondo sia destinato più che a raddoppiare rispetto all’attuale. E secondo Peter Lee, corporate vice president di Microsoft Research NExT, strutture sottomarine in acciaio offrirebbero anche il vantaggio di accelerare drasticamente i tempi di messa in opera: se infatti costruire un data center tradizionale richiede oggi circa due anni, un’eternità in ambito tecnologico, un maxicilindro oceanico potrebbe essere prodotto e messo in funzione in soli 90 giorni.

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