Line, tutti pazzi (a Wall Street) per la rivale giapponese di Whatsapp

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News del 18 Luglio 16 Autore: Stefano Fossati
Un miliardo di utenti in tutto il mondo usa Whatsapp, 900 milioni Facebook MessengerSnapchat circa 150 milioni. E moltissimi sono gli italiani che tutti i giorni fruiscono di queste piattaforme di messaggistica, popolarissime soprattutto nei Paesi occidentali. Eppure, alla borsa di Wall Street, giovedì 14 luglio ha esordito un’altra applicazione di messaggistica, quasi sconosciuta da noi così come negli Stati Uniti: Line. Ed è stato un debutto col botto, confermato il giorno dopo con l’avvio delle contrattazioni anche alla Borsa di Tokyo: grazie all’IPO (Initial Public Offering, ovvero l’offerta pubblica delle azioni in borsa), Line ha raccolto circa 1,25 miliardi di dollari, abbastanza per poterla definire la quotazione dell’anno.

Line, tutti pazzi (a Wall Street) per la rivale giapponese di Whatsapp - immagine 1

E allora vale la pena capire cos’ha di speciale Line per entusiasmare tanto gli investitori di borsa e se è destinata a diventare popolare anche dalle nostre parti. Tutto nasce da una catastrofe: l’app è stata infatti realizzata da NHN Japan, sussidiaria giapponese del colosso internet sudcoreano Naver, a seguito del disastroso terremoto con conseguente tsunami che colpirono il Giappone nel 2011, per consentire ai dipendenti di NHN di comunicare nonostante gli ingenti danni subiti dalle infrastrutture di comunicazione del Paese. Pochi mesi dopo Line venne rilasciata al pubblico, e fu subito boom nel Paese del Sol Levante: attualmente l’app conta 218 milioni di utenti attivi al mese, praticamente tutti concentrati in pochi Paesi asiatici. Ma è sbagliato liquidarla come un “clone” giapponese di Whatsapp o Messenger: Line è sì un’app per chattare e fare chiamate, ma è anche un’app di notizie e contenuti di intrattenimento, una piattaforma per i pagamenti mobili, un gaming studio e un servizio di streaming musicale.

In pratica, Line mette insieme svariate caratteristiche di Whatsapp, Twitter, Skypew, Uber, Spotify e Zynga. Se Facebook sembra ancora essere alla ricerca della formula vincente per generare business dalla vastissima platea di utenti di Whatsapp e Messenger, Line, almeno sui mercati dell’Estremo Oriente, sembra averla già trovata: in Giappone la società ha aperto negozi fisici, effettua consegne a domicilio di merci e cibo e vende ogni anno sticker digitali per centinaia di migliaia di euro. Anche se, negli ultimi tempi, l’applicazione ha registrato un calo di utenti, sotto la pressione proprio delle concorrenti controllate da Facebook, il cui utilizzo è in crescita anche nei Paesi orientali. Ma questo, evidentemente, non frena l’entusiasmo degli investitori in borsa.

Allo stato attuale, appare comunque difficile che Line possa riproporre il suo modello di business negli Stati Uniti e in Europa: in Occidente i tentativi di associare a chat e social media la vendita diretta di prodotti e servizi hanno avuto generalmente vita breve (fra i più noti, la piattaforma di ecommerce lanciata da Twitter, chiusa nei mesi scorsi a causa dello scarso successo). E imporsi dalle nostre parti come semplice app di messaggistica, in un mercato dominato da Whatsapp e Facebook Messenger (dove persino Microsoft con Skype e Google con Hangout faticano a tenere il passo), non appare impresa facile.

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