LindowsOS

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Articolo del 19 Aprile 02 Autore: Casper
Una finestra aperta sul futuro?


Lindows è il sogno ambizioso e improbabile della piattaforma operativa universale, ciò che per l´informatica equivarrebbe senza mezzi termini all´uso di una moneta unica fra Europa e Stati Uniti. Se oggi è possibile il collegamento fra una macchina Unix e una macchina Windows, non è altrettanto semplice che un applicativo sviluppato per l´una o l´altra piattaforma funzioni indifferentemente su entrambe. Certo, sappiamo che spiritosi cultori del Pinguino usano avviare Windows in emulazione su virtual machine, per il gusto di ingabbiare lo zio Bill all´interno di una finestra sul desktop di questa o quell´altra distribuzione di Linux. 


Del resto, in modo del tutto analogo è possibile lavorare con applicativi Windows anche in ambiente Mac. Tuttavia una effettiva portabilità fra ambienti operativi diversi è stata finora ostacolata dalla necessità di ricompilare il codice eseguibile o di farlo interpretare da macchinosi e zoppicanti emulatori.


La scommessa di Lindows ha la grandezza e la fragilità estrema del sogno di un folle: un sistema operativo sul quale si possano installare software pensati in origine per Windows o Linux, con la certezza di conservare piena compatibilità. Funzionerà?


Installazione


Procuriamoci dunque per vie più o meno traverse una copia della sneak preview, rilasciata recentemente per la gioia dei volenterosi disposti a scucire, per la maggior gloria della pura ricerca, la somma tutt´altro che indifferente di 99 dollari.
Essendo disponibili poche informazioni riguardanti compatibilità hardware e simili amenità, procederemo quasi completamente alla cieca, confidando nelle caratteristiche del tutto standard di un PII 350 con 256 mb di memoria e hard disk Maxtor da 12 gigabytes.



L´installazione si rivela quasi del tutto automatica: non sono previste opzioni nè la minima possibilità di configurare nulla, la qual cosa di per sè potrebbe anche considerarsi positiva, dal punto di vista dell´utente che si lasci tentare dal miraggio di abbandonare Windows. Dubito che l´utente medio di qualsiasi distribuzione Linux apprezzerebbe questo dettaglio, ma non ci è dato di perderci in chiacchiere, perchè in capo a nove minuti è tutto finito. Prima di proseguire, osserverei che un tempo del genere è paragonabile a quello richiesto per l´installazione del famigerato Windows 95 OSR2 (possa bruciare all´inferno, amen) o dello sfortunato BeOS 5 Personal Edition. Siamo dunque ben lontani dai tempi biblici necessari per vedere il desktop di XP o il becco di un pinguino in configurazione commerciale.


Nel corso di una prova successiva, l´installazione da Windows ha portato alla visualizzazione di un boot manager, il quale ha lo scopo evidente di consentire la scelta del sistema operativo da avviare allo startup. Non ho verificato la possibilità di simile dual boot in presenza di un´altra distribuzione Linux.



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