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La vicenda SCO-Linux

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News del 22 Agosto 03 Autore: BiOS
È ormai da diversi giorni che va avanti una bagarre fra SCO Groups e la comunità Linux. Oggetto del contendere: porzioni di codice del kernel Linux, di cui SCO sostiene di essere proprietaria. L'articolo seguente, tratto integralmente dalla newsletter di Paolo Attivissimo, può aiutare a comprendere meglio quanto sta avvenendo.Il pasticciaccio SCO sempre più pateticodi Paolo Attivissimo (www.attivissimo.net)Come ricorderete, SCO ha fatto notizia dichiarando che Linux contiene codice rubato dal loro Unix. Stando a Chris Sontag, Senior Vice President di SCO, ci sono "milioni di righe di codice" (http://www.eweek.com/article2/0,3959,1224877,00.asp). Una dichiarazione un pochino difficile da prendere per buona, dato che significherebbe che ben un quinto di Linux sarebbe stato copiato. Quelli di Slashdot, infatti, dicono che per esempio Linux 2.5.37 (mi riferisco soltanto al kernel, che è l'oggetto del contendere, non a tutta la suite di accessori) è costituito da 5.100.081 righe di codice. Il vero problema è che SCO fa queste dichiarazioni incredibili, e pretende il pagamento di una licenza da centinaia di dollari a macchina (ben settecento per un server), senza alcuna dimostrazione di averne diritto. Quali siano, queste presunte righe di codice, è infatti impossibile saperlo: l'unico modo è firmare un accordo di riservatezza che è talmente soffocante che sottoscriverlo significa non poter più collaborare a un progetto Linux per il resto dei propri giorni. Alcuni giorni fa, SCO ha presentato pubblicamente alcune minuscole porzioni del codice conteso: qualche decina di righe, molte delle quali erano di _commento_ del codice che, a loro dire, sarebbero uguali nel software SCO e in Linux (abbiamo soltanto la loro parola in merito, dato che il codice sorgente di SCO è segreto). Il grande Bruce Perens ha messo online una copia integrale della presentazione: la trovate, insieme ai suoi commenti dettagliatissimi, presso http://www.perens.com/SCO/SCOSlideShow.html. La cosa più comica è che dei due esempi di codice mostrati da SCO, uno non è neppure di SCO (è ereditato da software precedenti liberamente distribuibili) e l'altro è usato in Linux sotto regolare licenza. Se è questo il livello delle violazioni contestate, la comunità Linux può dormire sonni tranquilli. Lasciamo perdere, poi, il sistema puerile utilizzato da SCO per mantenere segrete alcune parti del proprio codice mostrate nella presentazione: le ha protette applicando il font greco. Per cui è un gioco da ragazzi riapplicare il font normale e "decodificare" il codice così astutamente occultato. Inoltre le versioni di kernel contestate sono soltanto la 2.4 e 2.5. Il che significa che persino per quelle teste matte di SCO, usare il kernel 2.2 di Linux è perfettamente legale. Nel frattempo sta per essere approntata la nuova versione 2.6 del kernel di Linux, dalla quale sono state rimosse molte delle righe di codice sotto accusa (http://www.eweek.com/article2/0,3959,1227128,00.asp). Anche le righe contestate, comunque, riguardano funzioni abbastanza esoteriche del kernel, raramente utilizzate dall'utente normale. In altre parole, sapendo quali sono di preciso le righe che SCO reclama come sue, è abbastanza banale ricompilare il kernel di Linux senza quelle parti. Riassumendo, per ora la posizione di SCO è quella di uno che si presenta alla vostra porta di casa dicendo di essere il proprietario di un pezzo della vostra abitazione, ma rifiuta di presentare qualsiasi documento che lo dimostri. Finché le cose stanno così, sbattergli la porta in faccia dopo avergli dato del buffone è il minimo. Molti nomi importanti, come IBM e Red Hat, hanno già avviato controcause nei confronti di SCO per i danni che questa campagna anti-Linux sta avendo sui loro affari. Ci sono anche altri nomi importanti, ma di altro genere: quelli delle aziende che non intendono pagare a SCO il pizzo, pardon la licenza, per usare Linux. Fra di esse c'è anche la neozelandese Weta Digital, artefice degli strepitosi effetti visivi della trilogia del Signore degli Anelli, realizzati appunto sotto Linux. Come riferito da ComputerWorld, Weta Digital usa Linux nella propria render farm di oltre 2000 CPU. SCO le chiederebbe una licenza Linux che oscilla, a seconda di come si conteggiano i processori, fra il milione e il milione e mezzo di dollari. Scott Houston, direttore tecnico di Weta, dice flemmaticamente che l'acquisto di una licenza è "improbabile".
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Categoria: Linux

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