La rivolta di Schrems e il rivoluzionario No della Corte di Giustizia Europea

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Articolo del 08 Ottobre 15 Autore: Jone Pierantonio
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Sono passati più di due anni oramai dall’ondata di leak che ci ha immersi nella così detta era Snowden. Da allora non vi è giorno in cui quotidiani, televisioni, cittadini e attivisti non parlino della privacy. Ora, il 6 ottobre 2015, anche la Corte di Giustizia Europea, ha – finalmente – dovuto pronunciare un verdetto sulla privacy dei cittadini, annullando così la decisione del 26 luglio 2000 della Commissione Europea e depositando una nuova sentenza (causa C-362/14) per la tutela dei dati dei cittadini.

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Ma cosa è successo?

Lo abbiamo detto, l’era Snowden è l’epoca in cui la parola privacy ha un ruolo fondamentale. Specialmente nel mondo dell’attivismo essa è un cardine importantissimo, che gioca il ruolo fondamentale di molti stand up contro i governi ‘spioni’. Molta di questa attenzione e di queste proteste sono state date ai social network, nell’occhio del ciclone è la maggior parte delle volte finito Facebook. I dati forniti al socialnetwork nel momento dell’iscrizione, vengono trasferiti dai server del paese in cui s risiede, ai server degli Stati Uniti. Questi dati, fino ad ora, sono stati trattati con le norme della legge ‘Safe Harbor’, ovvero approdo sicuro, la legge che consente alle compagnie americane di manipolare e spostare tutti, o in parte , i dati dei clienti, sui server americani.


La rivolta di Shrems

Alla luce delle rivelazioni di Snowden sullo spionaggio effettuato dalla NSA negli Stati Uniti d’America, avvalendosi delle leggi americane, Maximillian Schrems, cittadino austriaco di 28 anni, che da sempre ha contestato le violazioni di dati personali da parte del governo statunitense, ha presentato alle autorità competenti d’Irlanda una denuncia sulla violazione della privacy, basandosi sul Datagate: “Il diritto e le prassi statunitensi non offrano una tutela adeguata contro la sorveglianza svolta dalle autorità pubbliche sui dati trasferiti verso tale paese”. In primo luogo l’Alta Corte di Giustizia irlandese ( High Court of Ireland ) , ha respinto la denuncia, proprio in base alla decisione della Commissione Europea del 2000, per cui per mezzo dell’approdo sicuro, gli Stati Uniti garantivano un livello adeguato di protezione dei dati personali trasferiti.

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