La frammentazione di Android e la sicurezza: un problema

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News del 13 Dicembre 15 Autore: Fabio
I dati della distribuzione del sistema operativo Android hanno affermato una cosa che oramai tutti conosciamo e con la quale (purtroppo) siamo costretti a vivere. Ovvero che la piattaforma di Google è frammentata.

Al contrario di Apple, che dopo poche settimane dall’uscita del nuovo sistema operativo, dove il 66% degli utilizzatori ha installato iOS 9, Big G non potrà mai contare su questo tipo di risultati.

Il motivo è semplicissimo: Android è un sistema operativo adattabile da ogni produttore secondo le proprie esigenze. Che significa questo? Che l’Android installato – ad esempio – sui Nexus è leggermente diverso da quello degli HTC o dei Samsung e questo perchè l’interfaccia del sistema operativo è personalizzabile. In sostanza, Google non ha il controllo come Apple del proprio sistema operativo.

Principalmente, Android è diviso in tre parti: Jelly Bean (29%), KitKat (37.8%) e Lollipop. Con quest’ultimo giunto al 26% delle installazioni, ecco che arriva Marshmallow.

frammentazione android
Non è strano nemmeno che il supporto relativo al sistema operativo sia attivo per periodi più lunghi sui Nexus (che sono di Google) e sui telefoni ‘Google Play Edition’, mentre è decisamente più breve sugli altri dispositivi il cui supporto software è dato dai singoli produttori che rispondono a logiche commerciali senza dubbio diverse. In particolare, gli smartphone dal costo minore saranno i primi a veder terminare il supporto per una data versione di Android. Considerazione comprensibile, visto il grandissimo numero di modelli in catalogo per ogni singolo marchio.

Ci ricordiamo ancora della vulnerabilità Stagefright.

In casi come questo è necessario agire con prontezza e i produttori terzi impiegano generalmente mesi per aggiornare i propri dispositivi di punta (lasciando al palo quelli dal successo commerciale minore) e quindi mesi a porre in sicurezza i propri utenti.

La faccenda si complica, per Google.

android sistema operativo
Aumentando il controllo sul proprio sistema operativo, sfavorirebbe gli altri produttori che non riuscirebbero più a personalizzare l’esperienza utente sui propri dispositivi per renderla unica e diversa rispetto agli altri. Venendo meno questa possibilità, è normale pensare che – ad esempio – Samsung decida di passare ad altri sistemi operativi come Windows o come i più recenti Firefox OS o Tizen OS oppure ancora di passare a Linux.

Insomma, la posizione di Google è tra l’incudine e il martello.

Ad ogni modo la lezione sembra essere servita: Google stessa, Samsung e LG hanno promesso aggiornamenti di sicurezza mensili affinché gli smartphone principali siano sempre coperti da questo tipo di vulnerabilità.

Sì, va bene, ma i secondari? Lì tutto tace.

Alcune voci si stanno intensificando: pare che dal 2016 Google inserisca sui propri telefoni un processore sulla falsariga di Apple in modo da avere un maggiore controllo dell’ottimizzazione del sistema operativo almeno sui dispositivi che produce.

L’anno nuovo è alle porte e noi attendiamo i prossimi sviluppi.

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