La Cina sommerge i social media di falsi post per influenzare l’opinione pubblica

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News del 23 Maggio 16 Autore: Stefano Fossati
La Cina sta “bombardando” i social media con post pubblicati da utenti pagati dal governo di Pechino per influenzare l’opinione pubblica. E’ l’allarme lanciato da un gruppo di ricercatori dell’università britannica di Harvard, coordinati dal politologo Gary King, al termine di una ricerca su una serie di documenti riservati dai quali emergerebbe che i sostenitori “prezzolati” dal Partito Comunista Cinese avrebbero scritto 488 milioni di falsi post all’anno a sostegno della propaganda ufficiale. Un’attività condotta di pari passo a quella, più nota, di ricerca e cancellazione di commenti ritenuti troppo “sensibili” per i cittadini cinesi.

Secondo i ricercatori, la maggioranza di questa valanga di falsi post appare scritta da comuni utenti che peraltro, in molti casi, non ribattono in alcun modo alle risposte di altri utenti che criticano invece il governo cinese: questo perché, si legge nello studio, “lasciare morire una discussione, o cambiarne l’argomento, di solito funziona molto meglio che non lanciare una discussione e cercare il sostegno di qualcuno”. Per lo più, l’argomento di tali post riguarda le realizzazioni dello Stato cinese o la sua storia.

La Cina sommerge i social media di falsi post per influenzare l’opinione pubblica - immagine 1

Il “popolo dei sostenitori” del governo è conosciuto in Cina come il “partito dei cinquanta centesimi”, dal momento che, stando a voci mai confermate, questi “contributor” sarebbero pagati appunto 50 centesimi per ogni post. Affinché ottenga la massima efficacia, gran parte di questi 488 milioni di post all’anno sarebbe realizzata in momenti particolarmente “caldi” sui social media, quando vengono dibattute questioni particolarmente controverse.

Gli accademici che hanno realizzato il report, con tanto di esempi di presunti “fake post” supportati dalle autorità di Pechino, si dicono convinti che, a livello psicologico, sia più producente realizzare “distrazioni” piuttosto che applicare rigidamente la censura o ribattere alle critiche, dal momento che il “popolo dei cinquanta centesimi” opera in maniera subdola per non sollevare le critiche – interne e internazionali – che inevitabilmente accompagnano gli interventi censori ufficiali da parte delle autorità statali.
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Categoria: P2P e Web

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