L´inchiesta: allarme Cybercrime

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Articolo del 28 Settembre 15 Autore: Jone Pierantonio - 16426 letture
Categoria: sicurezza
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L´inchiesta: allarme Cybercrime - immagine 1

Dietro un virus un giro di milioni di euro legati al cybercrime. Solo in Italia danni stimati per 9 miliardi di euro inclusi i costi di ripristino. E’ ciò che emerge dal rapporto Clusit 2015, e, a quanto pare, la situazione è allarmante e disastrosa, specialmente perché chi è addetto alla difesa, è legato a un modello reattivo e quindi non anticipa le mosse dell’avversario.

Parliamo degli attacchi informatici eseguiti nel 2014, in cui la visuale che si ha è che Cybercrime si conferma la prima causa di attacchi gravi a livello globale, attestandosi al 60% dei casi (era il 36% nel 2011, e cresce del 7% rispetto al 2013), mentre gli attacchi legati all’Hacktivismo sono il 40%, diminuendo di oltre 10 punti percentuali e passando da oltre un terzo a meno di un quarto dei casi analizzati rispetto al 2013. L’Espionage sale del 2%, e l’Information Warfare del 3%.

 

Nel 2014 cresce la gravità degli attacchi verso le categorie Online Services/Cloud, particolarmente colpiti nell’arco del 2014 sono stati i Cloud. Notoriamente invulnerabili, come strutture, sono però attaccabili per “come l’utente condivide i dati”. Inoltre il Banking/Finance, l’ Health e Pharma e l’ampia categoria delle Associazioni. “La categoria Retail (che include la grande distribuzione organizzata, le catene di punti vendita in franchising ed i siti di e-commerce) entra prepotentemente nel mirino dei cyber criminali, registrando globalmente perdite ingentissime rispetto al numero di attacchi registrati (20)”. Secondo Clusit, che ha analizzato i dati forniti da Fastweb, gli attacchi informatici sono in aumento sostanzioso. L’origine criminale di questi attacchi è legata a coloro che sono gergalmente definiti crackers, gli hacker che utilizzano le proprie capacità informatiche a scopo di lucro, quindi per il cyber spionaggio a pagamento, per ricatti online a semplici utenti o a grandi aziende, per il furto di dati o di identità. Come esempio, in questa fascia, possiamo trovare il famoso attacco alla JP Morgan Chase, in cui sono stati sottratti circa 79 milioni di record relativi ai propri clienti.

 

Gli investimenti sulla sicurezza informatica, hanno avuto una crescita dell’8% nel 2014, ma sembrerebbe che i 2/3 delle vittime non rileva l’attacco subito. “Nel corso del 2014 sono state monitorate su scala globale 1.600 aziende appartenenti a 20 diversi settori merceologici – scrive Clusit -. La percentuale di organizzazioni compromesse è stata superiore al 90%, con alcuni particolari settori (Legal, Healthcare e Pharma, Retail) che hanno avuto un tasso di compromissione del 100%. Ovunque, pur utilizzando punti di vista e metriche differenti, emerge una situazione di grandissima fragilità, diffusa in ogni Paese (incluso il nostro, quindi), sia nel pubblico che nel privato. In questo primo scorcio di 2015, dunque, la vera questione per i difensori (con riferimento ai dati, alle infrastrutture informatiche ed a tutti quei servizi, molti dei quali critici, oggi realizzati tramite l’ICT) non è più “se”, ma “quando” si subirà un attacco informatico, mettendo in discussione tre decenni di progettazione e di gestione dell’ICT, inclusi i più recenti sviluppi in materia di Cloud, Mobile, Social Media e Internet of Things, , non solo rende obsolete prassi consolidate, ma minaccia di far “saltare” i budget di spesa allocati e gli obiettivi di business prefissati”.

Proprio nel settore della salute, dato l’Internet of Things, ovvero il collegamento di tutte le cose a Internet, possiamo trovare una delle maggiori preoccupazioni: come quella della penetrazione di sistemi come una Tac, metterli fuori uso e chiedere un riscatto.





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