Il governo britannico dichiara guerra alle marchette sui social

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News del 12 Agosto 16 Autore: Stefano Fossati
L’autorità governativa britannica per la concorrenza e i mercati dichiara guerra alle “marchette” sui social. La CMA (Competition and Markets Authority) ha intimato a “decine” di web star di smettere di pubblicizzare prodotti sui social media in maniera occulta, ovvero senza dichiarare che si tratta di post pagati dalle aziende. Anche queste ultime sono state messe in guardia perché non portino avanti questa pratica, mentre a Social Chain, società che effettuava l’intermediazione fra gli inserzionisti e gli influencer, è stato imposto di porre immediatamente fine a questa attività.

L’authority non ha voluto rivelare i nomi delle “social star” e delle aziende coinvolte in questo giro di pubblicità occulta. L’indagine della CMA ha appurato che Social Chain aveva arruolato “personalità ampiamente seguite sui social media” per promuovere film, giochi, fast food e app di dating, senza dichiarare che i contenuti in questione erano stati pagati a scopi pubblicitari. I post promozionali erano stati pubblicati su Twitter, YouTube e Instagram su account con “una reach combinata di circa quattro milioni di follower”.

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Sempre secondo l’autorità, Social Chain ha organizzato 19 campagne di marketing, attraverso post pubblicitari non dichiarati, per un periodo di quattro mesi nel corso del 2015; alcune di esse sono diventate trending topic su Twitter, “cosa che dovrebbe avere ulteriormente incrementato la loro visibilità”.

Nei confronti di aziende inserzioniste e web star che si sono prestate a pubblicare post a pagamento la CMA si è limitata per ora a inviare un avvertimento, scrivendo in particolare a 43 celebrità online e a 15 società che “concordare o pubblicare pubblicità che non sia chiaramente identificata come tale potrebbe configurare una violazione della legge sulla protezione dei consumatori”.

Il fenomeno su cui ha puntato il dito l’autorità londinese non è certo nuovo: se da un lato i consumatori prestano sempre meno attenzione ai messaggi pubblicitari invasivi con i quali vengono letteralmente “bombardati”, in maniera particolare in tv e su internet, dall’altro le aziende hanno compreso il ruolo dei cosiddetti “influencer”, personaggi molto seguiti sul web e proprio per questo in grado di influenzare significativamente i consumatori (soprattutto i più giovani) con i loro messaggi. Prestandosi quindi in diversi casi a pubblicare “marchette” sponsorizzate “sottobanco”. Un problema che rilancia l’attenzione sui diversi parametri ai quali vengono assoggettati i contenuti giornalistici, sottoposti a severe norme etico-legali, e quelli pubblicati su blog e social media, spesso al di fuori di qualsiasi controllo.
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Categoria: P2P e Web

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