Il Pentagono vuole realizzare i primi cyborg

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News del 17 Aprile 16 Autore: Stefano Fossati
L’esercito degli Stati Uniti userà i cyborg nelle guerre del futuro? E’ presto per dirlo. Quel che è certo è che il Pentagono ha finanziato con 62 miliardi di dollari un programma di ricerca su impianti cerebrali che consentirebbero al cervello umano di comunicare direttamente con i computer. A guidare lo studio, riporta la Cnn, è la Defense Advances Research Projects Agency (DARPA), agenzia governativa che si occupa di sviluppare nuove tecnologie in ambito militare, la stessa che negli anni ’60 avviò il progetto ARPAnet dal quale si sarebbe poi sviluppata internet.

La ricerca è ancora nella fase embrionale ed è basata su un dispositivo, della grandezza di un centimetro cubo, progettato per convertire i neuroni del cervello in segnali digitali. In ogni caso Philip Alvelda, responsabile del progetto, assicura che la tecnologia, almeno inizialmente, sarà sviluppata solo per usi civili, ad esempio a supporto dei veterani di guerra con problemi di udito o di vista. Ma secondo Conor Walsh, professore alla Harvard University, in futuro si potranno avere applicazioni anche in campo medico e militare. Si sa ad esempio che l’esercito statunitense sta sviluppando un esoscheletro alimentato a batteria, allo scopo di fornire una maggiore protezione dal nemico ma anche di migliorare la comunicazione e la visione tra gli utenti: questa “armatura” potrebbe essere controllata attraverso l´impianto cerebrale.

Il Pentagono vuole realizzare i primi cyborg - immagine 1

Altro che dispositivi indossabili, quindi: in futuro potremmo comandare qualsiasi oggetto dell’Internet of Things connettendolo al nostro cervello attraverso un chip impiantato nella nostra testa. Forse. Sì, petrché c’è anche chi, come lo scienziato cognitivo di Harvard Steven Pinker, ritiene che la ricerca stia in realtà generando molta pubblicità ma nessun risultato concreto: "Non abbiamo assolutamente idea di come il cervello codifichi le informazioni complesse", spiega, aggiungendo che l’inserimento di un corpo estraneo nel cervello umano potrebbe provocare effetti pericolosi e ancora tutti da valutare. Lo stesso Pinker, tuttavia, non nega che tale dispositivo potrebbe aiutare persone affette da malattie neurologiche come la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Comunque sia, se mai l’interazione diretta cervello umano-macchina potrà essere realizzata, questo non avverrà a breve termine: proprio la DARPA chiarisce che, per arrivare a un’applicazione concreta di questa tecnologia, saranno necessari notevoli progressi da parte della scienza. Per questo, l’agenzia prevede di rafforzare notevolmente in futuro il team incaricato di lavorare al progetto.
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Categoria: Hardware

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