I trucchi di Apple per evadere le tasse in Europa: pagava 50 euro per un milione di profitti

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News del 31 Agosto 16 Autore: Stefano Fossati
C´è chi nasconde il televisore al plasma da 50 pollici per non pagare il canone Rai, chi immatricola il SUV come autocarro per risparmiare sul bollo, chi intesta alla moglie la casa al mare per evitare la tassa sugli immobili. Trucchetti da nulla, rispetto al sistema messo in piedi da una delle società più ricche al mondo per non pagare le imposte sui prodotti venduti in Europa, stando a quanto ha appurato l´Antitrust di Bruxelles. Per questo Apple dovrà pagare al fisco europeo 13 miliardi di euro di tasse evase fra il 2003 e il 2014. Una vera stangata anche per la ricca società californiana, che contesta la legittimità della decisione e minaccia (appoggiata dal governo degli Stati Uniti) ripercussioni su investimenti e occupazione in Europa.

In base a quanto emerso dalle indagini dell´Antitrust europea, grazie agli accordi fiscali siglati con l’Irlanda nel 1991 e nel 2007, Apple è riuscita a pagare nel 2014 lo 0,005% (contro l’1% del 2003) di tasse sui profitti, generati dalle vendite non solo all´interno dell’Unione europea ma anche in Africa, Medio Oriente e India, grazie alla decisione di registrare tutte le vendite in Irlanda anziché nei Paesi in cui i prodotti sono stati effettivamente venduti. Per evitare la tassazione al 12,5% prevista in Irlanda, peraltro, i profitti venivano registrati in capo a un “ufficio fantasma” esente da tasse alla legislazione sulle società senza Stato, poi abolita nel 2013. Con questo “giochino”, due anni fa il gruppo di Tim Cook ha pagato meno di 50 euro per ogni milione di profitti.

I trucchi di Apple per evadere le tasse in Europa: pagava 50 euro per un milione di profitti - immagine 1

Ora, in base alle regole europee, la Commissione Ue chiede il recupero di quanto non pagato per un periodo retroattivo di 10 anni a partire dalla prima richiesta di informazioni, che fu inviata ad Apple nel 2013. “Non è una multa ma sono tasse non pagate, è una differenza molto importante", ha spiegato la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager, aggiungendo che spetta all´Irlanda decidere le modalità del recupero dei 13 miliardi (più gli interessi). La cifra può però essere ridotta se altri Paesi, grazie ai dati resi noti da Bruxelles, chiederanno a loro volta il recupero delle tasse non pagate sui prodotti venduti sul loro territorio. Una possibilità che interessa l’Italia, che per la stessa ragione ha già aperto un contenzioso con Apple, riuscendo però a recuperare solo 318 milioni, relativi a un paio di anni fiscali.

Cupertino annuncia battaglia: secondo la società, la decisione "avrà profonde conseguenze su investimenti e posti di lavoro in Europa". "Faremo appello e siamo fiduciosi di vincere", fa sapere il gruppo di Tim Cook. Anche il Tesoro statunitense avverte che "le azioni della Commissione europea potrebbero minacciare gli investimenti stranieri, il clima degli affari in Europa e l´importante spirito della partnership economica tra Usa e Ue". E il ministro delle finanze irlandese Noonan, preoccupato delle conseguenze occupazionali nel Paese (dove quasi 6mila persone lavorano per Apple), annuncia anch’egli un ricorso alla Corte di giustizia Ue.

Pronta ad approfittare del braccio di ferro fra Europa e Apple è la Turchia: il vicepremier di Ankara ha invitato la casa a trasferire i suoi uffici nel Paese promettendo "incentivi fiscali più generosi", senza "avere a che fare con la burocrazia Ue".

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