Hackerato un altro top manager hi-tech: stavolta tocca al CEO di Oculus

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News del 01 Luglio 16 Autore: Stefano Fossati
Continua la saga dei top manager di aziende hi-tech “hackerati”, dopo Mark Zuckerberg di Facebook e Sundar Pichai di Google, ma anche Travis Kalanick di Uber, Dick Costolo di Twitter, Werner Vogels di Amazon e Daniel Ek di Spotify: l’ultimo in ordine di tempo è Brendan Iribe, CEO di Oculus, la società controllata da Facebook specializzata in realtà virtuale. Un ignoto hacker è riuscito infatti a penetrare mercoledì nel suo account Twitter, postando un messaggio in cui annunciava di essere il “nuovo CEO” di Oculus e chiedendo perché il manager che sta dietro a una tecnologia così “cool” utilizzi una password vecchia di quattro anni.

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Successivamente l’hacker ha riferito al sito TechCrunch di essere riuscito ad accedere all’account di Iribe grazie alla password ottenuta a seguito della nota falla nella sicurezza di MySpace, attraverso la quale qualche anno fa un gruppo di cybercriminali ha ottenuto centinaia di milioni di informazioni personali relative ad account del social network, poi messe in vendita nei mesi scorsi sul deep web.

Il gruppo di hacker OurMine ha rivendicato la violazione degli account di molti manager, dopo avere messo le mani sui dati ottenuti attraverso importanti “buchi” nella sicurezza di diverse piattaforme fra cui LinkedIn, che fu vittima del maxi furto di informazioni nel 2012: anche in questo caso, i dati sono stati diffusi online soltanto il mese scorso. Un membro di OurMine ha detto, sempre a TechCrunch, che il gruppo è costituito da “hacker teenager” i cui scopo è evidenziare le problematiche della sicurezza online e promuovere l’adozione di pratiche che possano incrementarla.

Nel caso dell’account Twitter del CEO di Oculus, il responsabile non sembrerebbe essere riconducibile a OurMine. Anche a seguito dell’ultimo “hack”, comunque, gli esperti rinnovano l’ormai consueto consiglio a tutti gli utenti (e non solo ai supermanager dell’hi-tech): non utilizzare la stessa password per tutti i propri account online. Se uno di questi dovesse essere hackerato, ai criminali sarebbe facile utilizzare le password rubate per accedere agli altri account degli utenti, che si tratti di social network, email o – peggio – sistemi di pagamento e conti correnti bancari. Un altro consiglio? Usate magari una password un po’ più complessa di quella (“dadada”) impostata da Mark Zuckerberg per il suo account Twitter.
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Categoria: Sicurezza

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