Guerra legale Apple-Samsung, nuova vittoria dei coreani

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News del 01 Marzo 16 Autore: Stefano Fossati
Vittoria di Samsung nel nuovo capitolo della lunga battaglia legale che da anni oppone il colosso coreano ad Apple. Pronunciandosi sul ricorso di Samsung contro la sentenza del maggio 2014, che l’aveva condannata a pagare a Cupertino un risarcimento di 119,6 milioni di dollari, la Corte d’Appello federale di Washington ha stabilito il 26 febbraio che la casa di Seul non ha violato alcun brevetto sulla tecnologia “click to call” di Apple e ha stabilito che i brevetti registrati dal gruppo Usa relativi allo slide to unlock (“scorri per sbloccare”) e alla correzione automatica nei messaggi non sono validi. Il gruppo guidato da Tim Cook quindi non ha diritto al risarcimento e dovrà anzi pagare una cifra rilevante a Samsung (ancora da stabilire, ma alcuni analisti ipotizzano “milioni di dollari”) a titolo di rimborso delle spese legali.

Una decisione salutata con entusiasmo non solo dai vertici del gruppo coreano, ma da gran parte dell’industria tecnologica: non a caso un’alleanza di società fra le quali Google, Facebook, eBay, HP e Dell, lo scorso luglio, aveva presentato una memoria alla corte in cui sosteneva le ragioni di Samsung nella sua richiesta di cancellare o ridurre il risarcimento dovuto ad Apple per la presunta violazione di brevetti. Un sostegno motivato dal fatto che, se le richieste di Cupertino sugli asseriti brevetti fossero state accolte, sarebbe stato difficile per tutti sviluppare e mettere sul mercato nuove soluzioni e tecnologie nel settore mobile. La battaglia legale scatenata da Apple contro Samsung, del resto, ha in realtà come obiettivo finale Android e di conseguenza praticamente tutta la concorrenza nel mercato dei dispositivi mobili, date le quote ormai irrilevanti di Windows Phone e Blackberry.

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La sentenza del 2014, pur favorevole ad Apple, aveva comunque ridimensionato la vittoria che la casa aveva riportato due anni prima, quando la giudice Lucy Koh aveva imposto a Samsung un maxirisarcimento di un miliardo di dollari a favore del produttore dell’iPhone: rilevando che Samsung aveva violato solo alcuni dei brevetti portati in giudizio dalla concorrente, il nuovo verdetto aveva stabilito un risarcimento di 119,6 milioni di dollari contro i 2 miliardi richiesti dai legali di Cupertino. E in quell’occasione, ironia della sorte, la giuria aveva pure sentenziato che Apple aveva violato uno dei brevetti di Samsung, condannando la casa della mela a pagare circa 158mila dollari di risarcimento al gruppo coreano. Peraltro, grazie a una serie di ricorsi in appello, quest’ultimo era riuscito anche a ottenere una riduzione del risarcimento stabilito dalla sentenza del 2012 da 1 miliardo a 548 milioni di dollari.

Il mese scorso, Apple aveva ottenuto una vittoria simbolica ottenendo dai giudici un’ingiunzione che vieta a Samsung di vendere negli Stati Uniti alcuni modelli di smartphone che violerebbero i brevetti in questione: vittoria simbolica, dicevamo, i quanto i modelli “banditi” dal mercato (Admire, Galaxy Nexus e Stratosphere) sono tutti fuori listino da tempo. Sugli altri, compresi i flagship Galaxy S e Galaxy Note, Samsung offre le medesime funzionalità implementandole in maniera da non violare i (a questo punto presunti) brevetti Apple.

Ma non è ancora finita: a dicembre Samsung ha pagato i 548 milioni di dollari dovuti ad Apple a seguito della sentenza del 2012 (e dei successivi appelli), ma ha ribadito che proseguirà la battaglia per ottenere la restituzione della somma, o almeno di una parte: la casa si è appellata alla Corte suprema, che ne discuterà il prossimo 4 marzo. E la sentenza del 26 febbraio, che di fatto invalida due dei brevetti difesi da Apple, potrebbe far pendere clamorosamente l’ago della bilancia in direzione della Corea del Sud.

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