Google lancia il "fact check", ma le fake news restano ben visibili

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News del 10 Aprile 17 Autore: Stefano Fossati
Google lancia in tutto il mondo il “fact check” nel suo motore di ricerca, con l’obiettivo di combattere la diffusione di “fake news”. Grazie alla nuova funzione – disponibile dallo scorso ottobre limitatamente alla sezione News dei siti americano e britannico di Google - nei risultati delle ricerche vengono ora evidenziate le “fonti autorevoli”, oltre a un’etichetta che indica che la notizia è stata verificata e giudicata attendibile in base ai criteri fissati dal colosso del search.

La novità è stata annunciata al Festival del Giornalismo di Perugia, dove il tema delle false notizie diffuse su internet è stato quest’anno l’argomento portante: nella stessa sede, nei giorni scorsi, Facebook ha annunciato il lancio di una campagna di informazione per aiutare gli utenti a individuare le “bufale” sulla sua piattaforma.

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Secondo quanto comunicato da Google, a stabilire l’autorevolezza dei vari siti sarà un algoritmo, che prenderà in considerazione diversi parametri: ad esempio, quelli che non si limitano a riportare un’affermazione di un politico, ma dimostrano di averla approfondita in maniera giornalistica, saranno mostrati con maggiore evidenza nei risultati di ricerca. Inoltre, in testa ai risultati stessi viene mostrato un sommario delle notizie verificate, ognuna accompagnata dall’indicazione che è stata giudicata vera oppure falsa. La funzione di “fact checking” non influisce invece sull’ordine in cui i risultati vengono visualizzati, né “bolla” in alcun modo i siti noti per diffondere false notizie o per la loro inaffidabilità.

Quella lanciata da Google appare insomma una soluzione (molto) parziale: certamente l’indicazione di affidabilità potrà premiare le fonti di informazione serie nella valutazione da parte dei navigatori più attenti, ma non toglierà visibilità a siti, articoli e video costruiti ad arte per influenzare le opinioni dei lettori con contenuti fasulli o anche solo per conquistare click al solo scopo di incamerare ricavi dalla pubblicità. Anche perché, con ogni probabilità, quella pubblicità sarà stata venduta dalla stessa Google.
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Categoria: P2P e Web

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