Google dichiara guerra alla pubblicità invasiva: penalizzati i siti con i pop-up

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News del 24 Agosto 16 Autore: Stefano Fossati
Oltre che dai software di ad blocking, presto i siti zeppi di messaggi pubblicitari invasivi dovranno fare i conti con un’altra e ancora più temibile minaccia: Google. Il motore di ricerca ha infatti annunciato che, dal prossimo gennaio, attuerà un giro di vite sulle pubblicità intrusive che interferiscono con la navigazione dei contenuti sui dispositivi mobili.

In pratica, le pagine “infestate” da interstitial (i messaggi pubblicitari pop-up che si sovrappongono ai contenuti) potrebbero essere penalizzate nel ranking dei risultati di ricerca. In un post sul blog ufficiale di Mountain View, il product manager di Google Doantam Phan fornisce alcuni esempi di interstitial che il colosso del search intende scoraggiare: da quelli che coprono completamente i contenuti principali della pagina a quelli che devono essere chiusi dall’utente per accedere ai contenuti stessi, fino a quelli che dominano tutta la parte alta di una pagina nella visualizzazione su smartphone, costringendo l’utente a fare scrolling per poterne vedere il contenuto.

Google dichiara guerra alla pubblicità invasiva: penalizzati i siti con i pop-up - immagine 1

La pubblicità sarà comunque solo uno dei parametri considerati dagli algoritmi di Google per stabilire il ranking delle pagine: “L’obiettivo della ricerca (dell’utente) resta un segnale molto forte, per cui potrebbe ancora apparire in posizione elevata se ha contenuti di alta qualità e rilevanti”, precisa Phan. Già lo scorso anno il motore di ricerca ha iniziato a penalizzare nei risultati i siti che presentano interstitial che invitano l’utente a installare la loro app sullo smartphone, una battaglia che ora viene estesa anche agli interstitial pubblicitari.

Alcuni tipi di pop-up non saranno comunque coinvolti nella campagna di Google per disincentivare l’uso degli interstitial: nello specifico, non saranno penalizzati quelli che rispondono a obblighi di legge (ad esempio quelli che richiedono all’utente di indicare la sua età per accedere a un sito di un’azienda produttrice di alcolici), quelli per effettuare il login su una pagina accessibile solo tramite autenticazione o quelli che, pur mostrando contenuti pubblicitari, occupino solo una porzione “ragionevole” della pagina e possano essere facilmente chiusi dal navigatore.

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