Google Chrome ti metterà in guardia dall’inserire password in siti non sicuri

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News del 13 Settembre 16 Autore: Stefano Fossati
Il browser Google Chrome metterà in guardia gli utenti prima che inseriscano password o numero di carta di credito in siti ritenuti insicuri. A partire dalla versione 56 di Chrome, che sarà rilasciata il prossimo gennaio, il browser mostrerà un alert quando si navigheranno siti che gestiscono password o dati delle carte di credito senza adeguate misure di sicurezza, non adottando tecnologie di crittografia che mettano al sicuro tali informazioni sensibili da eventuali attacchi e intercettazioni.

Un alert tutto sommato doveroso, non essendo mai una buona idea affidare password e carte di pagamento a siti privi dei requisiti minimi di sicurezza non utilizzando connessioni crittografate, immediatamente riconoscibili dalla URL con il prefisso “http” anziché “https”. Ma sarà solo il primo passo: Google prevede infatti di classificare in futuro come “non sicuri” tutti i siti non dotati di crittografia, a maggiore tutela della privacy dei navigatori. In pratica, Chrome arriverà ad avvisare l’utente ogni qual volta si troverà su un “sito http”, a prescindere dal fatto che richieda o meno l’inserimento di dati sensibili.

Google Chrome ti metterà in guardia dall’inserire password in siti non sicuri - immagine 1

Scopo del gruppo di Mountain View è spingere la maggioranza dei siti a passare all’”https”, crittografando le connessioni su cui transitano i dati fra i propri server e i navigatori. Perché, come spiega sul blog ufficiale di Google Emily Schechter, membro del team di sicurezza di Chrome, “quando carichi un sito web attraverso il protocollo http, qualcun altro in rete potrebbe vederlo o modificare il sito prima che tu lo visualizzi”. Una strategia che non risulterà particolarmente gradita all’FBI e in generale alle forze dell’ordine di tutto il mondo, dal momento che la prevedibile diffusione di siti crittografati renderà più difficile tracciare le attività online degli utenti in caso di indagini. La questione è già emersa in diverse occasioni nel caso di popolari app di messaggistica come Whatsapp o Facebook Messenger che, adottando la crittografia per le conversazioni fra gli utenti, sono risultate inaccessibili anche alle stesse autorità impegnate in inchieste su casi di terrorismo o altri gravi crimini.
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Categoria: P2P e Web

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