Google, dal maggiordomo digitale alle app “istantanee” di Android

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News del 16 Maggio 16 Autore: Stefano Fossati
Anticipando la Google I/O 2016, ipotizzavamo che il gruppo di Mountain View avrebbe potuto svelare in questa occasione il suo “altoparlante intelligente”, concorrente dell’Amazon Echo, anche se molti “bene informati” assicuravano che la presentazione sarebbe invece avventa più avanti. Ebbene, proprio nel primo giorno di I/O il CEO Sundar Pichar ha mostrato Google Home, ovvero appunto l’”altoparlante intelligente”. E con un atto di signorilità non comune fra i colossi hi-tech, ha riconosciuto proprio alla concorrente Amazon il merito di avere avuto per prima l’idea.

Primogenitura a parte, vista la forza commerciale di Google a livello globale non ci sarebbe da stupirsi se, fra qualche anno, dovessimo tutti ritrovarci questo “aggeggio” fare bella mostra di sé appoggiato sul centrino della nonna in mezzo al tavolo del salotto. A che cosa serve? In sintesi, si può dire che eleva all’ennesima potenza le capacità degli assistenti vocali integrati nei moderni smartphone: dialogando con lui in maniera naturale potremo chiedergli e ottenere informazioni o musica, ma anche ordinargli di chiamare un taxi o di accendere la luce della cucina e avviare la lavatrice in bagno.

Il “cuore” dell’Home sarà Assistant, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale di Google Now, così come Echo è basato su Alexa di Amazon. Assistant può connettersi direttamente a servizi di altre aziende come Spotify, Uber, Whatsapp e Ticketmaster: complessivamente, quelli con cui si interfaccia attualmente Echo sono più numerosi, ma siamo solo agni inizi. Fra le app integrate direttamente da Google c’è una nuova chat “intelligente” chiamata Allo, che può offrire suggerimenti basati sulle conversazioni fra l’utente e i suoi contatti: sul palco della I/O è stato mostrato come, mentre due amici dicevano di avere voglia di cibo italiano, Allo ha suggerito nella parte bassa dello schermo una serie di indirizzi di ristoranti italiani nella zona.

Non solo: Allo può anche suggerire all’utente una serie di risposte appropriate ai messaggi ricevuti, ad esempio per commentare le foto inviate dagli amici, grazie alla tecnologia di riconoscimento delle immagini. Nella presentazione, dopo avere ricevuto l’immagine di un cane bernese, l’app ha suggerito tre risposte: “Bel cane!”, “Aww!” e “Bel cane bernese di montagna”; per fortuna, l’utente ha la facoltà di scegliere di rispondere diversamente… La stessa Google ammette che i suggerimenti, al momento, non saranno proprio perfetti, ma aggiunge che dovrebbero migliorare man mano che l’app viene utilizzata. Un’altra app di videochat, Duo, consente invece di vedere in diretta chi ci chiama prima di decidere se rispondere o meno: un po’ come guardare dallo spioncino della porta per capire se sia il caso di aprire…

Google, dal maggiordomo digitale alle app “istantanee” di Android - immagine 1

Google ha annunciato che Home sarà disponibile entro la fine dell’anno, ma non ha specificato a che prezzo e su quali mercati: l’Amazon Echo, al momento, è venduto solo negli Stati Uniti a 180 dollari.

Realtà virtuale - Sempre nel corso della conferenza I/O Google ha smentito di voler produrre un visore per la realtà virtuale, ma ha svelato alcuni dettagli di Daydream, la piattaforma che integrerà la realtà virtuale in Android attraverso l’introduzione di un app store dedicato e di una serie di specifiche consigliate ai produttori hardware per realizzare visori VR che possano funzionare in abbinamento agli smartphone Android, oltre a un controller che integra un trackpad e due tasti.

Android e le “instant app” - Fra le altre novità anticipate da Google, una nuova versione di Android Wear in grado di supportare dispositivi “stand alone”, in grado cioè di connettersi direttamente alle reti 3G/4G e wi-fi senza necessità di collegarsi a uno smartphone, ma soprattutto le “instant app”, che potrebbero essere il preludio all’era “post-app”: in futuro, infatti, nel caso avessimo bisogno di una nuova funzionalità “al volo” ma non disponessimo della relativa app, anziché scaricare quest’ultima Android potrebbe consentire di scaricare solo la parte di codice necessaria per eseguire lo specifico servizio richiesto in quel momento, in maniera più veloce e senza riempire il telefono di app che magari usiamo solo due volte all’anno e solo per una piccola parte delle loro funzionalità. Ovviamente gli sviluppatori dovranno realizzare le loro app in maniera modulare, in modo che sia possibile scaricare eventualmente solo la parte di codice desiderata.

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