Facebook nega accesso ai dati, manager arrestato in Brasile

Naviga SWZ: Home Page » News
News del 02 Marzo 16 Autore: Pinter
La polizia brasiliana ha arrestato oggi a San Paolo il vice presidente di Facebook per l´America Latina, Diego Dzodan, dopo che la compagnia aveva negato alla magistratura l´accesso ai dati di alcuni utenti di Whatsapp coinvolti in un´inchiesta su un grosso giro di narcotraffico.

Le forze dell´ordine hanno agito su mandato disposto da un giudice della città di Lagarto, nello Stato di Sergipe, nel Nord-est e l´arresto sembrerebbe eseguito direttamente dalla divisione narcotici della polizia federale. La vicenda è assai simile a quella che ha coinvolto Apple, che si è rifiutata di rispettare l´ordine del tribunale che le aveva imposti di fornire all´Fbi i dati dell´iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino.

Apple intanto ha ottenuto una prima vittoria giudiziaria nel braccio di ferro con l´amministrazione Obama sulla privacy digitale: affrontando un caso di droga, un giudice federale di New York ha stabilito che il dipartimento di Giustizia non può obbligare la società di Cupertino a sbloccare un iPhone. Una decisione che potrebbe riverberarsi sullo scontro con l´Fbi.

Facebook nega accesso ai dati, manager arrestato in Brasile - immagine 1

Intanto il manager argentino è ora detenuto nel carcere di San Paolo in seguito al "ripetuto mancato rispetto di ingiunzioni giudiziarie". Il giudice Marcel Maia Montalvao aveva infatti ordinato per ben tre volte all´azienda di fornirgli i dati dei presunti narcotrafficanti, ricevendo sempre un diniego, anche quando, dopo il terzo rifiuto di collaborare, la corte aveva imposto a Facebook una multa di un milione di real.

La reazione del social - "Siamo amareggiati. Si tratta di una decisione estrema e non proporzionata... ...siamo sempre stati disponibili e continueremo ad esserlo a collaborare con le autorità".

Lo scorso dicembre un giudice aveva bloccato temporaneamente WhatsApp per non aver rispettato due volte la richiesta di accesso ai dati di alcuni utenti che, secondo quanto aveva riportato la stampa, erano coinvolti in un cartello criminale.

La sospensione del servizio aveva mandato su tutte le furie milioni di utenti ed era stata presto annullata da un altro tribunale. Nel febbraio del 2015, invece, Facebook aveva addirittura negato a un giudice l´accesso ai dati personali di alcuni indagati per pedofilia, nell´ambito di un´inchiesta che durava da ben due anni. Anche in quel caso il conseguente blocco era stato annullato in appello.

Intanto in Italia Facebook ha deciso di aprire un server agli investigatori italiani dell´antimafia impegnati nella incessante caccia a Matteo Messina Denaro, il super latitante: la società ha acconsentito a installare un server nell´ambasciata americana in Italia per consentire agli investigatori di recuperare i dati delle chat eventualmente ancora disponibili legati ai profili aperti dalla sorella del super boss.

Tramite queste identità fasulle, la donna adesso agli arresti si teneva in contatto con il fratello, dal quale riceveva istruzioni da passare ad altri esponenti della malavita siciliana e si spera che recuperare quelle conversazioni possa fornire qualche indizio alla procura di Palermo.
Inserisci un commento sul forum Commenta la News sul Forum

Voto:

Categoria: Sicurezza

La Community di SWZone.it

La community con le risposte che cerchi ! Partecipa é gratis !
Iscrizione ForumIscriviti al Forum

Newsletter

Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di SWZone direttamente via mail ?
Iscrizione NewsletterIscriviti alla Newsletter

NOTIZIE CORRELATE