Fa causa a Facebook, Twitter e Google, complici dellŽIsis

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News del 17 Giugno 16 Autore: Stefano Fossati
Facebook, Twitter e Google sono complici dei terroristi islamici che lo scorso 13 novembre uccisero 130 persone a Parigi. Questa almeno è l’accusa di Reynaldo Gonzalez, padre di Noemi, unica vittima americana degli attacchi nella capitale francese: l’uomo ha infatti avviato un’azione legale nei confronti dei tre colossi tecnologici, responsabili a suo dire di avere fornito supporto materiale a gruppi terroristici come l’Isis.

Nelle motivazioni alla base della causa, presentata martedì alla Corte distrettuale del Nord California, si legge che le tre compagnie “hanno consapevolmente permesso al gruppo terroristico Isis di utilizzare i loro social network come strumento per diffondere propaganda estremistica, raccogliere fondi e attrarre nuovi proseliti”.

Fa causa a Facebook, Twitter e Google, complici dellŽIsis - immagine 1

Non è un mistero che i social media vengano utilizzati dagli estremisti per dare visibilità alle loro idee e reclutare nuovi sostenitori alla causa: nonostante le rigide regole stabilite dalle compagnie contro la pubblicazione di messaggi incitanti all’odio, che comportano la rimozione degli stessi e la chiusura degli account da cui provengono, fra i milioni di utenti di Facebook, Twitter e YouTube è inevitabile che diversi messaggi possano sfuggire ai controlli anche per giorni, senza contare che i titolari degli account chiusi possono facilmente aprirne altri per continuare la loro attività di propaganda.

Secondo Gonzalez - la cui figlia aveva 23 anni quando fu uccisa dai terroristi a Parigi, dove stava trascorrendo un semestre in una scuola di design – senza Twitter, Facebook e YouTube di Google non sarebbe stata possibile la crescita dell’Isis negli ultimi anni: i membri del gruppo terroristico comunicano infatti fra loro utilizzando le funzionalità di messaggistica di queste piattaforme, condividono video propagandistici per l’affiliazione all’Isis, chiedono donazioni e postano foto e video delle attività terroristiche. E le società citate in giudizio, si legge ancora fra le motivazioni della causa, realizzano profitti dalla pubblicità sui contenuti postati dall’Isis.

Facebook e Twitter, attraverso delle note, hanno definito il procedimento legale privo di fondamento, sostenendo di operare con il massimo impegno per rimuovere i contenuti riconducibili ai terroristi; Google, pur non entrando nel merito della causa, ha ribadito di avere chiare policy che vietano reclutamento di terroristi e contenuti che incitino alla violenza, di rimuovere prontamente video che violino tali policy quando vengono segnalati dagli utenti e di chiudere gli account gestiti da organizzazioni terroristiche o da coloro che violano ripetutamente le regole. Al contrario, Gonzalez chiede ai giudici di dichiarare che le tre società hanno violato e continuano a violare l’Anti-terrorism Act, la legge antiterrorismo degli Stati Uniti, e pretende un risarcimento dei danni di ammontare non specificato.

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Categoria: P2P e Web

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